venerdì 16 ottobre 2020

VAFFANCULO

Negli ultimi giorni ho vissuto almeno settantadue ore di sorda incazzatura nei confronti di: Politici e Amministratori, Genitori e Figli, Gestori di Bar e Discoteche, Tifosi di Calcio e Società Sportive.
Sono sicuro che una buona parte di italiani abbiano continuato a fare il loro dovere per evitare i contagi, ma non è bastato ed ora tutti quelli che hanno rinunciato in estate ad andare in vacanza continuando a lavorare e a proteggere se stessi e i propri cari hanno alte probabilità di tornare in confinamento (che in italiano equivale a lockdown, mi sono rotto di usare termini stranieri, ok?).
Quindi grazie a Politici e Amministratori per i quali improvvisamente solo da settembre si sono palesati i problemi dei trasporti pubblici, dell'apertura delle scuole, della riorganizzazione del sistema sanitario in chiave Covid, dell'approvvigionamento di dosi di vaccino antinfluenzale e presidi di protezione.
Grazie ai Genitori che guardando ai propri Figli adolescenti ("So' ragazzi, devono sfogarsi") hanno continuato a foraggiarli per potersi divertire al mare, nelle città (a proposito, ma non eravamo in crisi? Dopo i mesi di confinamento sembrava non avessimo poi tanti soldi da sputtanare) per poi tornare a casa e dare origine a focolai di infezione.
Grazie ai Gestori di Bar e Discoteche, categorie notoriamente così attente alla salute degli avventori che nel primo caso permettono loro di bere fino allo sfinimento a qualsiasi età purché paghino e nel secondo chiudono ampiamente un occhio sullo spaccio di sostanze dando prova di una condotta così specchiatamente candida e sfolgorante da poter scommettere ad occhi chiusi che ovviamente se ne sarebbero fottuti delle misure di prevenzione di un misero virus "chetantononcolpisceigiovani". Vi do una notizia, l'età media dei ricoverati STA SCENDENDO!
E grazie alle società sportive e ai tifosi di calcio che senza la loro dose settimanale muoiono. Non solo il Coronavirus sta viaggiando tra le squadre, ma da luogo anche a teatrini che rendono ancora di più una farsa diretta solo dal dio denaro quello che dovrebbe essere uno sport. 
L'antica letteratura è piena di storie in cui lo sbruffone di turno, bravissimo a ingannare il prossimo, si salva per il rotto della cuffia e promette ad una entità superiore che, avendo imparato la lezione, non si comporterà mai più così.
Di solito, però, ci ricasca, e la seconda volta ci lascia le penne.
Possiamo ingannare i nostri simili, ma quando dobbiamo confrontarci con le forze della natura (e un Virus è una delle sue espressioni) dovremmo esercitare umiltà, senso di responsabilità reciproca e altruismo.
Ma non siamo fatti così.
Ho deciso di non arrabbiarmi più e di non accettare alcuna provocazione da negazionisti, no vax, presunti tuttologi e simili.
Vivrò quotidianamente la vita come nel confinamento e mi auguro di arrivare alla primavera (quando dovremmo avere più armi contro il Virus) insieme alla persone che amo e che spero sopravvivano come me.
Ovviamente prendendo le mie precauzioni, e facendo il mio lavoro, aiuterò anche tutte quelle teste di cazzo che non lo meriterebbero, ma ho fatto un giuramento, sono un medico, e non mi tirerò indietro.
Però un VAFFANCULO, almeno qui, posso scriverlo.

giovedì 1 ottobre 2020

Kumari

Per un certo periodo la badante di mia suocera è stata una signora dello Sri Lanka di nome Kumari.

Kumari aveva un vagone di buone qualità, ma un difetto fondamentale: non sapeva fare il caffè.
Le potevi dare qualsiasi tipo di polvere e lei ne faceva scempio, ottenendo una bevanda, credetemi, imbevibile.
Ma Kumari era tenace e nonostante cercassi di batterla sulla velocità, arrivavo in cucina che il caffè era già pronto.
Non restava che berlo e ringraziarla per averlo fatto perché per lei quello era un gesto gentile che non mi andava di rovinarle.
Oggi, che pare sia la giornata internazionale del caffè, al ricordo di Kumari si associa quello di Marta, la cameriera di un resort nei dintorni di Otranto dove andammo in vacanza anni fa.
La prima mattina mi portò il primo caffè (buonissimo) poi, una decina di minuti dopo, incrociando il mio sguardo, con un cenno silenzioso si informò se ne volessi un altro, che accettai.
E per i dieci giorni del soggiorno non ci fu bisogno di ripetere, mi portava la prima tazzina, aspettava un po' e mi portava la seconda.
Ma ci pensate mai a come sarebbe senza un caffè? 
No, meglio di no.


sabato 19 settembre 2020

Leggere fantascienza

Tutto inizia con un regalo di compleanno, il mio, a dodici anni.
Due amici avevano "messo i soldi insieme" per comprarmi un libro: Cronache della Galassia, autore Isaac Asimov, edizione Oscar Mondadori. Uno di loro l'aveva già letto e mi disse che era sicuro che mi sarebbe piaciuto.
Profezia azzeccata.
Non ho mai più smesso di leggere fantascienza in qualsiasi formato, entrando di diritto a far parte di una categoria che dal 2007 ha ricevuto la sua consacrazione con la serie Big Bang Theory: i Geek.
All'epoca quelli che leggevano fantascienza erano solo strani, guardati con diffidenza e sottoposti alla solita, noiosa e monotona domanda: "Quindi tu credi agli UFO,vero?"
Non so se questa fosse una caratteristica solo italiana, fatto sta che su questa domanda si infrangeva il desiderio di poter condividere consigli di lettura, commenti, discussioni.
Perché, vedete, leggere fantascienza non si esaurisce con la fine della storia, ma abbastanza spesso le conseguenze riguardano un piccolo seme di dubbio, di riflessione, di ragionamento che il lettore vorrebbe condividere con altri.
Ora è molto più facile grazie al web, ma nel 1973 era quasi come voler costituire un movimento rivoluzionario clandestino.
Per chi legge fantascienza quello che sta accadendo alla nostra società non è una sorpresa, come non lo sono la tecnologia che ci circonda, le pandemie, i progetti di esplorazione e colonizzazione spaziale finanziati dai privati.
Perfino un film molto ben fatto come The Social Dilemma (in streaming su Netflix) non dice niente di nuovo.
La fantascienza ha sempre avuto il ruolo di luce sul futuro, su un futuro ottimistico o, più spesso, pessimistico, e anche nei suoi romanzi più avventurosi, di quelli che riguardano mondi alieni scrupolosamente descritti, si è sempre fatta carico quantomeno di indagare il mistero della natura umana mostrandone sia le altezze alle quali può giungere così come le più bieche bassezze.
Eppure per tanti, per tanto tempo, questo genere narrativo è stato solo "alieni, astronavi e robot".
Se vi guardate intorno di sicuro un amico Geek ce l'avete, e se volete approcciarvi alla narrativa di fantascienza, chiedetegli qualche consiglio, così per iniziare il viaggio.
Scoprirete storie affascinanti che vi appassioneranno e quando alzerete gli occhi dalla pagina scritta la realtà attorno a voi avrà un aspetto nuovo.
Tranquilli, però, il sapore del caffè resterà sempre uguale.

giovedì 17 settembre 2020

Breve Aneddoto

C'era una volta la proprietaria di due appartamenti: in uno viveva lei e l'altro l'affittava. La signora era fondamentalmente avida e del tutto incapace ad intrattenere rapporti di civile convivenza con terzi. Tuttavia viveva in un complesso di villette bifamiliari dove gli altri condomini erano affabili e gentili, insomma dei vicini come se ne trovano pochi.

La signora, inoltre, era vedova e in litigio costante con il figlio.

Due adulti troppo ben educati presero in affitto l'appartamento della signora e sopportarono anche un rinnovo del contratto con aumento del tutto fuori dal valore di mercato (nonché aggiunta di un tot non dichiarato “fuori busta”) perché la casa e i vicini erano davvero un valore aggiunto.

Ad un certo punto i due decisero di accogliere a casa la mamma di lei e questo scatenò l'invidia della signora perché vedere una donna poco più anziana di lei, ammalata ma attorniata dall'amore dei figli e dei nipoti la spinse a diventare ancora più acida e darsi ai dispetti e al pettegolezzo più gratuito pubblicamente su tutta la loro famiglia.

Alla fine i due cambiarono casa e si prodigarono anche per presentare l'appartamento a due nuovi inquilini, più giovani di loro, che lo presero al volo.

Il nuovo inquilino, però, aveva un carattere molto diverso ed ora la signora si trova a dover affrontare tutte le riparazioni e gli interventi straordinari che non aveva mai voluto fare perché non aveva intenzione di spendere un euro. Inoltre, poiché con il figlio il rapporto si è definitivamente rotto, il nuovo inquilino versa metà affitto (che è stato ridotto secondo i parametri di mercato) a lei e metà al figlio.

Quindi si trova a ricevere un affitto meno della metà di prima dovendo spendere diverse centinaia di euro per gli aggiustamenti.

Tutto questo per non aver saputo tenere la bocca chiusa ed un comportamento educato.

E questa è la storia del caffè di stamattina.

Benritrovati tutti.

martedì 28 luglio 2020

Cucuzza Stanca

Ci siamo.
Anche quest'anno sono arrivato al momento in cui mi sento stanco come una cucuzza. Sarà colpa del caldo, del lavoro, di quello che volete voi, ma anche quest'anno ci sono.
E' quel momento in cui tutto sembra più difficile e faticoso, e si sopportano meno anche le notizie che circolano tra i siti e i social. Mi assale la nausea per la specchiata onestà di Fontana (mentre nelle orecchie sento tutte le frasi di amici e parenti di persone che vivono in lombardia che mi raccontano dello stato di emergenza, della paura, e della situazione ancora adesso molto incerta) e sono sicuro che se la caverà come sempre, per il silenzio che sta calando sulla caserma "Gomorra" in quel di Piacenza, e per le cazzate dette ad un convegno di "negazionisti" tenuto al Senato (organizzato da quel gran genio di Sgarbi) dalla viva voce del Maestro Andrea Bocelli.
A momenti mi commuovevo durante il suo concerto per le vittime del Coronavirus, ora invece riguardandolo non posso non pensare che in quel frangente stesse esibendosi solo per se stesso, per dimostrare al mondo di essere IL tenore, pensando magari al cachet che avrebbe preso ed al ritorno di immagine che ne avrebbe guadagnato, fottendosene, quindi, di quanti morivano lontani dai parenti e venivano caricati sui camion dell'esercito.
Beh, questa cucuzza stanca ha realizzato che l'idiozia non riconosce differenze di razza, sesso ed handicap: Quando sei un coglione sei un coglione e basta.
E poi, detto da un pucciniano, la fortuna del buon Andrea è stata la morte di Pavarotti, altrimenti sarebbe sempre stato il secondo in classifica.
Che volete farci, sono riflessioni da cucuzza stanca.
Forza, un caffè e si riparte!


venerdì 17 luglio 2020

Oca Giuliva

“Ma come, non avete fatto niente per tre mesi e prendete le ferie ad Agosto?”

L' ha detto l'accompagnatrice / oca giuliva di una paziente questa mattina.

Ovviamente la suddetta accompagnatrice (che è familiare di un Coronavirus 19 positivo ora negativizzato) era in giro senza mascherina “perché in famiglia a me non mi ha attaccato” e ovviamente a detta sua “non è poi una cosa così grave, è arrivata l'estate, ed è passato tutto.”

Ho cercato di adoperare la resilienza, ma poi le ho spiegato con molta poca gentilezza che noi tutti abbiamo lavorato durante i mesi scorsi, le ho poi chiesto che lavoro fa (casalinga) e quanto ha risentito del lockdown (per niente, ha un grosso cane ed è sempre uscita quattro volte al giorno).

Ho commentato: “E' per gente con la sua mentalità che sono morti circa centocinquanta colleghi, quante vite sprecate!”

domenica 12 luglio 2020

Non è colpa di nessuno

Ogni tanto, a Napoli, sparano a un ragazzo più o meno maggiorenne. 
Antimo Giarnieri, l'ultima vittima, aveva diciotto anni ed era incensurato.
Notizie come queste passano ormai quasi inosservate, e sotto sotto, anche giustificate con una vago senso di "se l'è sicuramente cercata".
D'accordo, allora provate, per favore, a dare un occhiata al suo profilo Facebook (che ho sbirciato grazie ad un collega, perché su FB io non ci sono) e scoprirete la rabbia di questo adolescente per l'incarcerazione del fratello, l'odio verso gli infami, e una buona base di “gomorrità”.
Dunque se l'è cercata, vero? Cosa volete che faccia uno così se non mettersi nei guai?
Perché non è colpa di nessuno se "una mente debole" si fa traviare da ideali di vita perversi? Non è colpa di nessuno se non gli è stato fatto passare il messaggio che  di qualsiasi sesso, orientamento sessuale, provenienza sociale o colore della pelle si sia, nessuno ha il diritto di usare la violenza su un altro essere umano per prevaricarlo.
E allora forse è una colpa generica, la fantastica colpa della "società", che non possiede mezzi né operatori per poter intervenire, a cui segue tutto quel cumulo di lamentazioni social-chic che annebbiano la coscienza e ci lasciano liberi di poter seguire sulla pay tv la prossima stagione di Gomorra.
Noi, bravi e dotati di un senso critico che ci permette di seguire le vicende dei personaggi come fossero quelli delle tragedie greche ma di non aspirare ad una vita di violenza e organizzazioni criminali.
Noi che viviamo nelle stesse città dove ragazzi giovani e arrabbiati, che vivono di diseguaglianza sociale, invece, si lasciano imbibire da questi esempi senza aver alcun modo di criticarli perché, anche senza violenza, quelli che vanno avanti sono comunque i più "figli di puttana".
Non è certo colpa di Roberto Saviano che ha dichiarato al Mattino di Napoli: “L’artista è responsabile di ciò che racconta, nessun dubbio su questo: la funzione pedagogica dell’arte può esistere, ma questa pedagogia non segue un meccanismo così semplicistico, non è che se io racconto di un killer, chi legge uccide, o se io, al contrario, racconto di Francesco d’Assisi, chi legge diventa santo. In questo caso sarebbe semplice: facciamo così tante serie tv in Italia di una bontà banale e scontata che avremmo un paese di buoni, simpatici e onesti”.
Non è certo colpa di Salvatore Esposito (Genny Savastano) che ha scritto su FB: “I nostri personaggi meritano di morire, TUTTI , ma vi prego esaltate l’esempio POSITIVO ed il talento di Attori/Artisti NAPOLETANI del calibro di Marco d’Amore, Cristina Donadio, Mariapia Calzone, Fortunato Cerlino e di tanti altri che hanno preso parte a #Gomorralaserie. Grazie di cuore !!!”
E non è nemmeno colpa di Marco d'Amore che interrogato in merito ha detto che allora anche i film di Scorsese sui Bravi Ragazzi Mafiosi andrebbero banditi dal cinema americano. 
Insomma se ogni tanto, a Napoli, sparano a un ragazzo più o meno maggiorenne  non è colpa di nessuno. 

giovedì 9 luglio 2020

In bilico

Quanto grande può essere il potere del condizionamento?
E in quanti modi questo condizionamento agisce sulle nostre vite?
Hmmm, mi sono svegliato filosofico?
Se guardo alla mia vita, non è che ci siano state chissà quali disgrazie, anzi, non posso proprio lamentarmi.
Eppure ci sono momenti in cui la mia parte irrazionale, il mio inconscio, chiamatela come volete, inizia a dirigermi in modi che non vorrei.
E lo fa con un retrogusto subdolo di senso di colpa.
Come se ad ogni momento bello della mia vita dovesse corrispondere uno brutto, come nel simbolo bianco e nero di Yin e Yang.
La sensazione di inquietudine è fastidiosa, e talvolta mi impedisce di godere del momento presente, come se, per prepararmi al peggio, non volessi autorizzarmi a godere il buono che c'è.
Sono quasi sicuro che tutto questo sia legato all'aver dovuto sempre lavorare a testa bassa per raggiungere dei risultati, senza che nessuno abbia mai facilitato il mio cammino.
Beh, c'è soddisfazione (come si dice: “non devo dire grazie a nessuno”) eppure continuando a vivere in questa società italiana non posso che essere invidioso di tutti quelli che al momento giusto hanno avuto un aiutino (raccomandazione, soldi, ecc...) che gli ha alleggerito il compito.
Per quanto mi riguarda la mia bella vita io l'ho sempre vissuta così: in bilico.

martedì 7 luglio 2020

Ennio Morricone

A circa mezz'ora dall'inizio di C'Era Una Volta Il West (film di Sergio Leone) Claudia Cardinale, appena arrivata alla stazione, dove nessuno sembra sia venuta a prenderla, alza gli occhi per controllare l'ora. I rumori di sottofondo tacciono insieme alla musichetta di banjo presente fino ad un attimo prima per dare spazio alle note del clavicembalo. Lei prende la decisione di uscire dalla stazione, la camera la segue con un carrello all'indietro, poi inquadra attraverso la finestra la scena (di cui non ascoltiamo il dialogo) del breve colloquio con il capostazione (in sottofondo il crescendo degli archi) infine il capostazione le apre la porta e lei esce verso il paese, la camera corre in alto lungo la parete della stazione per scoprire la panoramica del villaggio e la musica esplode riempiendo il cielo di archi e voce solista.

C'è una sottile malinconia in questa musica, quella dell'addio al West che sta finendo la sua epopea, e per me è impossibile non commuovermi, e non ora che mi sto rammollendo con l'età, ma già dal 1968 quando mio padre mi portò a vedere il film al cinema a soli sette anni.

Mi accade ogni volta.

Ed è quel tipo di commozione che ti fa sentire quanto è bella la vita se puoi godere di momenti così.

Grazie, Maestro Ennio Morricone.

domenica 5 luglio 2020

Perdono

Perdono è un termine derivato dal latino condono, dove al suffisso "con" è stato sostituito "per" nell'accezione di "donare tutto".
Perdonare qualcuno, per davvero, è uno dei moti interiori più difficili che un essere umano possa vivere.
Quando ci mettiamo davanti al perdono, di solito, è come dire che la persona da perdonare ha un debito nei nostri confronti, che noi, magnanimamente, condoniamo
Ma il perdono prevede anche il colpo di spugna sul passato mentre invece spesso la frase è "perdono questa persona ma non dimentico... per me è come morta" che non è per niente perdono.
Un perdono vero dovrebbe riportare equilibrio innanzitutto in noi stessi, perché finché manteniamo rabbia, rivalsa, desiderio di vendetta, viviamo nel disequilibrio e tendiamo ad essere meno sereni nei rapporti anche con le persone che amiamo.
Se poi cambiamo accento, da perdòno si finisce a pèrdono.
Due persone coinvolte in questo termine pérdono entrambe. Si perde un rapporto, si perde fiducia e stima per chi ha tradito, ma, soprattutto, si perde quel ruolo che entrambi avevano sempre avuto nel rapporto, scoprendo addirittura che più che un ruolo si trattava di una recita, dunque non una persona, ma un personaggio.
Insomma, un vero perdono richiede sofferenza, perché bisogna asportare una cicatrice infetta e far guarire il tessuto sottostante con medicazioni quotidiane, e senza anestesia.
Gia...
Beh, sapete?  Quello che proprio non posso perdonare è qualcuno che non sa fare un buon caffè.

venerdì 3 luglio 2020

5 euro

Sono stanco e scoraggiato.

Avete mai avuto l'impressione di cercare di svuotare il mare con un cucchiaino?

E' così che mi sento.

In trent'anni di lavoro mi sono sempre confrontato con i giovani, sin dal primo momento sono stato quello che andava alle scuole superiori per parlare di sessualità in tutte le sue sfaccettature.

Non vi dico come sono stato guardato i primi anni dai genitori di questi ragazzi e dai loro professori.

Negli anni abbiamo imparato a collaborare, ci siamo offerti di aiutarli, li abbiamo informati ogni volta che abbiamo potuto su come evitare gravidanze indesiderate.

Eppure sono ancora qui, con i loro casini, i test positivi, l'ecografia che fai girando il monitor per non far vedere l'embrione, la decisione su come interrompere (o dove interrompere visto che in Umbria la farmacologica è stata tarpata).

E la solita risposta: “Abbiamo pensato che una sola volta senza profilattico non poteva dirci sfiga!”

Ancora, e ancora, e ancora…

E io non capisco perché continuino a comportarsi così.

Sono adolescenti, è la risposta, cosa vuoi farci…

Lo so cosa e come sono, e sono qui ogni santo giorno per aiutarli ad evitare situazioni del genere, e soffro con loro quando vedo i loro visi costretti a prendere decisioni sofferte.

Potrebbero vivere sereni la loro sessualità, divertirsi e godere la vita, spendendo solo poco più di 5 euro per una scatola di profilattici, e invece..

mercoledì 1 luglio 2020

Da 5 Blood

E' il nuovo film (o Joint come lo chiama lui) di Spike Lee prodotto e trasmesso da Netflix.
Lsscio la critica cinematografica approfondita a chi la sa fare. Io, di pancia, posso solo dire che mi è sembrato un po' sgrammaticato e mi ha fatto venire voglia di rivedere Apocalypse Now.
Ma indubbiamente è un film perfetto da vedere in questo periodo di contestazione razziale negli USA, specialmente per la presenza, tra i personaggi, di un afro americano sostenitore di Trump.
Quando in una scena gli amici ed ex commilitoni gli chiedono conto delle sue convinzioni prendendolo in giro lui risponde che dopo tanti anni ad aspettare un vero riconoscimento per tutti gli afro americani a lui, ora, importa solo fare i propri interessi.
Esattamente quello che ho sentito dire ad un napoletano che vota Salvini riguardo i meridionali.
E in entrambi i casi, poi, i nuovi nemici da combattere sono gli immigrati.
Così si dimentica di essere stati immigrati per primi noi meridionali e SCHIAVI gli afro americani, cioè quel tipo di immigrati che vennero prelevati come bestiame e trasportati loro malgrado in un altro paese.
L'importante è avere soldi sufficienti per vivere bene nel nostro piccolo spazio.
Stiamo tutti fingendo che la pandemia sia finita perché non vogliamo più sentirci costretti nelle pareti di casa, ma ci costringiamo tra le pareti del nostro egoismo, convinti di aver dato prova di chissà quale altruismo nel periodo del lockdown.
Ci avevo sperato, sapete, che la pandemia potesse servire a risvegliarci, a iniziare un cambiamento di questa società che continua a basarsi sulla prevaricazione economica mascherata da democrazia.
Vado a togliere l'amaro di questa considerazione con quello familiare del caffè.

domenica 28 giugno 2020

Male, anzi malissimo

Lui e lei hanno 14 anni e stanno in classe insieme.
Durante il lockdown lui cerca in tutti i modi di recuperare il numero del cellulare di lei e alla fine si fa coraggio e chiama la madre di lei.
"Signora, posso avere il numero di cellulare di sua figlia, volevamo andare a prendere un gelato insieme finita la quarantena."
La madre si fa autorizzare da lei e gli passa il contatto anche se lei non sembra molto convinta.
Finalmente arriva il giorno del gelato insieme.
Ad ora di cena lei rientra inviperita.
"Per favore, mamma, cancella il suo contatto e bloccalo! Abbiamo parlato per due ore solo del SUO basket. Io provavo a intervenire e lui mi stoppava dicendo: Però come il basket non c'è altro. Al momento di prendere il gelato, poi, lui fa: Uh, ti ho invitata a prendere il gelato ma ho solo un euro...
Quindi i gelati li ho pagati io!!!"
Male, anzi malissimo...

venerdì 26 giugno 2020

Imbrattapagine

Quanto è facile separarsi da se stessi usando la frase “questa è una parte di me” come giustificazione.

Non ho mai creduto di essere stato costruito a compartimenti stagni.

Sono un tutt'uno. Quindi ci sono reazioni, modi di sentire e certi momenti che possono piacermi di meno, essere socialmente poco accettabili o anche apertamente conflittuali con la mia vita quotidiana, ma fanno parte di me e basta.

Sono momenti che si presentano di quando in quando, alle volte riesco a identificarne anche una causa scatenante, altre no.

Ma la conseguenza è sempre la stessa.

Mi metto a scrivere una storia noir, di quelle dove guardo con cinismo la società e guido il protagonista a risolvere i suoi problemi con la violenza.

Non mi ritengo uno scrittore, ma , senza falsi pudori, un imbrattapagine, ovvero quello che sta a Raymond Chandler come un imbrattatele sta a Picasso.

Nonostante tutto preparerò un caffè, siederò al PC e inizierò una nuova storia.

Quest'estate andrà così.

mercoledì 24 giugno 2020

Nonno Giovanni

Nella mia infanzia ho conosciuto un solo nonno: Giovanni, il papà di mia madre. L'altro, di cui porto il nome, morì quando avevo quattro mesi e le due nonne erano andate via ancora prima.
Nonno Giovanni ha vissuto a casa nostra fino al mio tredicesimo anno di età ed ha rappresentato anche la mia prima esperienza di malattia e morte in casa, così come era comune in Campania negli anni '70.
Lui era la mia fonte di reddito perché gli “noleggiavo” i miei fumetti al dieci per cento del prezzo di copertina (lo so, era una scusa da parte sua per darmi qualche soldo) e perché mi incaricava di andargli a comperare clandestinamente biscotti e merendine (era diabetico) sui quali ricavavo il resto come mancia e anche la condivisione delle golosità.
Ma, soprattutto, nonno era stato un chianchiere, termine del dialetto napoletano forse derivato dalla trasformazione nel dialetto parlato di panca con chianca e che indicava il commerciante di carne al minuto che esponeva i pezzi sulle panche del mercato, insomma, il macellaio.
Quando facevo la prima elementare (preparatevi a inorridire) nonno mi portò al macello a vedere come venivano uccisi e macellati gli animali di cui mi cibavo, e disse : “Queste bestie danno la loro vita per chi le mangia. Per questo bisogna imparare a mangiarne ogni parte, altrimenti sprechi il loro sacrificio.”
Vi siete ripresi? Bene.
Nonno era stato al fronte nella prima guerra mondiale, e di tanto in tanto raccontava episodi sulla ritirata di Caporetto o sulla rivincita di Vittorio Veneto.
Parlava di giorni e giorni di ritirata bevendo neve e mangiando quello che si poteva trovare nelle case, come riso rancido e pane ammuffito, quando fumava insieme ad altri accendeva solo due sigarette alla volta con il suo cerino, perché, diceva, in trincea, alla terza sigaretta arrivava il colpo del cecchino nemico.
Alle volte, poi, d'improvviso, seduto di lato al tavolo della cucina, con la testa sorretta dal braccio appoggiato, chiudeva gli occhi e con un filo di voce attaccava. “Ho lasciato la mamma mia… tapum tapum.” Che poi ho scoperto essere uno dei più famosi canti di trincea.
In quei momenti la sua voce trasmetteva l'eco profondo dei colpi di cannone sulle montagne e la paura dei soldati al fronte.
Nonno Giovanni, che oggi avrebbe festeggiato il suo onomastico.

lunedì 22 giugno 2020

Arance ed Escrementi

Un giorno, un veliero proveniente da Palermo, scaricava arance, (in dialetto napoletano purtualle) nel porto di Napoli. Si ruppe una cassa e le arance caddero a mare. Le acque del porto erano, in quella zona, particolarmente sporche per una fogna che, poco distante, scaricava i suoi detriti. Le arance, quindi, si trovarono a galleggiare insieme ad un certo numero di residui fecali di forma oblunga. Uno di questi, inorgoglito, levo’ il capo e disse ai colleghi: “Guagliu’, simmo tutte purtualle!” (Ovvero : “Ragazzi, siamo tutti arance!”)
Che è come dire che siamo tutti uguali.

Che è come dire che tutti possono farsi eleggere e governare la Repubblica.

E invece sarebbe ora di separare le arance dagli escrementi, ma temo che ormai non riusciamo più a distinguerli.

sabato 20 giugno 2020

Aborto


La giunta regionale dell'Umbria ha deciso che in regione non si può più somministrare la pillola per l'aborto farmacologico (che si chiama RU 486 e non va confusa con la Pillola del Giorno Dopo che è tutt'altra cosa) in regime ambulatoriale, ma che le utenti devono sottoporsi ad un ricovero di tre giorni.

Da qualunque parte la vogliamo guardare è una decisione ideologica presa dalla giunta della Lega, partito nel quale militano attivisti Pro Vita ultracattolici come il senatore Pillon che (tra l'altro) ha una delle due sedi del proprio studio legale a Perugia.

E vogliamo davvero indignarci per questo?

Sono coerenti con le loro idee e sono la maggioranza, quindi di cosa vogliamo lamentarci?

Piuttosto io ringrazierei la giunta uscente del PD che ha tenuto in frigorifero per anni l'attuazione del protocollo dell'aborto farmacologico, scongelandolo solo pochi mesi fa.

Ringrazierei altresì i ministri della sanità passati (sempre di sinistra) e presente (LEU) per aver espresso una legge zoppa (riguardo la RU 486) rispetto a quanto viene fatto in tutta Europa, e di nuovo le passate giunte regionali (sempre PD) per aver ignorato le petizioni di noi ginecologi che richiedevamo la possibilità di poter fornire metodi contraccettivi (profilattici, spirali e pillole) a quanti non se lo potevano permettere.

Perché la vera prevenzione dell'aborto non può essere fatta se non con una informazione sulla contraccezione capillare ed efficace.

Purtroppo, però, come tutti possono vedere, l'immagine della sanità umbra è crollata miseramente a causa di “sanitopoli” aprendo le porte al cambio epocale di colore politico della regione.

L'ultima parola sullo scandalo sanità l'avranno i giudici, ovviamente, ma il danno ormai è fatto.

Mi chiedo cosa davvero pensino e quanto davvero si preoccupino per le donne umbre tutti gli esponenti della sinistra che per anni hanno nicchiato su queste tematiche dedicandosi ad attività per loro più interessanti.

Quindi grazie anche a voi, cari politici di quella sinistra che non riesco a non votare, grazie davvero per aver abbandonato quelli che hanno sempre creduto e sperato in voi.

Grazie.

giovedì 18 giugno 2020

Ginseng

Non può piovere per sempre, è la famosa citazione dal film “Il Corvo”.
Infatti oggi pare che il sole abbia avuto il permesso di uscire.
E, visto che mi sono scoperto un po' metereopatico, mi ritrovo incline al cazzeggio.
Partiamo dalla scelta di HBOMax, piattaforma USA di streaming, che ha deciso di rimuovere "Via Col Vento" dai titoli in catalogo a causa delle tematiche di segregazione razziale che esprime specialmente nel personaggio di Mami.
Non so voi, ma a me questa cosa preoccupa. Prevedo già la scomparsa di uno dei film senza il quale per me non è Natale: Una Poltrona Per Due. Anche lì, infatti, i ricchi bianchi americani si divertono a giocare con un afroamericano, e nel finale Eddie Murphy e Dan Akroyd si esibiscono nell' imitazione assolutamente razzistica di due afroamericani.
Come dite? Quella è una commedia? Ne siete sicuri? Perché è dalle commedie che si parte per influenzare le deboli menti!!!
E quando questa tendenza revisionista si allargherà anche ad altri ambiti quali, ad esempio, il maschilismo, già vedo i roghi dove verranno bruciati i romanzi di James Bond (li avete mai letti? Oggi farebbero venire un colpo a qualsiasi editor per come viene trattata la figura femminile).
Se ci pensate bene, ognuno potrebbe proporre opere letterarie, film, serie, fumetti da cancellare per questo o quel motivo politically correct.
Perché è molto semplice cancellare il passato, molto più difficile è ammettere gli errori, chiedere perdono e rimediare concretamente rispettando da subito ogni essere vivente in quanto tale senza distinzioni di colore della pelle, orientamento sessuale, religione, squadra del cuore, preferenze alimentari e ogni altro motivo di discriminazione.
Sostituire la fratellanza con il politically correct, sinceramente, mi sembra solo una gran presa in giro per illudersi di aver ripulito la coscienza.
Quindi da oggi chiedo perdono e decido di rispettare anche tutti quelli a cui piace il caffè al ginseng.

martedì 16 giugno 2020

Lavaggio Mani

Abbiamo tutti riscoperto il valore di un gesto quotidiano: lavarsi le mani.

Basta, però, rendere riflessivo il verbo e viene fuori: lavarsene le mani.

Una delle strategie di vita che mi suscitano allo stesso tempo irritazione e invidia per la facilità con cui risolvono i conflitti di coscienza.

Facile lavarsi le mani dei problemi che riteniamo difficili o per i quali non vogliamo sprecare la nostra preziosa attenzione.

Ed esiste anche un modo elegante e perfino socialmente condiviso di lavarsi le mani rispetto a questioni spinose nell'ambito medico: fare obiezione di coscienza.

Lo so che la vera obiezione non è questa, ma tanti, troppi, colleghi ginecologi, anestesisti (e perfino farmacisti) esercitano il loro diritto di obiezione mettendo nei guai altre persone, fregandosene se quel particolare momento della loro vita possa avere conseguenze devastanti.

Loro, semplicemente, girano lo sguardo e si occupano di altro.

Esprimendo immediatamente un giudizio di riprovazione schifata nei confronti di chi li ha infastiditi nel loro sacro ruolo assistenziale.

Per tacere di commenti sentiti quali “Però mentre godeva mica ci pensava alle conseguenze?”

Il bello di tutto questo è che sono convinti, in questo modo, di salvare la loro anima, di guadagnarsi il paradiso nell'aldilà e nemmeno vengono sfiorati dal dubbio che dall'altro lato (sempre che ci crediate o vogliate seguire un ragionamento che poggia illogicamente su una fede religiosa) troveranno un dio che nella sua vita terrena si è occupato di lebbrosi, ladri, prostitute, tutti quelli al cui passaggio i benpensanti dell'epoca si giravano dall'altra parte, e che è stato condannato perché alla fin fine un certo Pilato se n'è lavato le mani.

E chissà cosa potrebbe pensare di loro.

Mentre bevete il caffè, oggi, provate a riascoltare “Quelli che Benpensano” di Frankie HI-NRG MC.


domenica 14 giugno 2020

14 Giugno

Si chiamava Back.
Era un maremmano segnato sin dalla nascita da uno strano destino. Se non fosse stato adottato il proprietario l'avrebbe eliminato già da cucciolo.
Invece venne adottato e andò a vivere in una bella casa di campagna in Umbria dove dimostrò da subito di essere un mite, amante dei gatti (sì, lui con i gatti ci giocava!) e dei bambini.
Non sopportava di essere messo nel recinto di notte, ed era capace di manifestare il suo dissenso abbaiando ininterrottamente finché non veniva liberato.
Da maremmano testardo aveva anche uno spiccato senso di libertà e due o tre volte trovò il modo di farsi una gita per conto suo, ma alla fine riuscì a tornare sempre a casa. Purtroppo chi lo aveva adottato lo abbandonò insieme a tutta la casa in campagna e un giorno ebbi il compito di andare a prendere Back e portarlo via.
Potete immaginare cosa voglia dire far salire su una panda a metano un maremmano di circa cinquanta chili?
Venne a casa nostra dove rimase per quasi 48 ore (il nostro cane, un piccolo meticcio di 8 chili non riusciva ad andare d'accordo con lui) provai a trovare un nuovo padrone, ma a nessuno interessava, quindi lo mettemmo a pensione in un'altra bella casa di campagna poco distante da casa nostra.
Con i gestori della pensione fu amore e diventò il beniamino di tutti, trovando anche una compagna di giochi.
Quei pochi anni di vita felice furono però interrotti da una torsione di stomaco. Venne sottoposto ad un intervento, ma purtroppo la torsione nascondeva un tumore che venne mal diagnosticato  dai veterinari i quali (lo dico con rammarico) si accanirono su di lui con interventi forse inutili.
Il 14 giugno dell'anno scorso, sul prato della pensione dove era stato felice, eravamo attorno a lui mentre il veterinario lo aiutava ad andarsene.
E' stato solo un cane, lo so.
Allora perché mi viene ancora da piangere?

venerdì 12 giugno 2020

Sono scemo

Io sono un po' scemo.

E di sicuro questo mi impedisce di comprendere determinate strategie di governo in questo periodo del tutto fuori dall'ordinario.

Sento tanti proclami, promesse e impegni ma mi pare che nulla di concreto venga davvero fatto.

Così è stato per la chiusura, e così mi pare per la riapertura.

Ma forse ho anche una percezione sbagliata dell'Italia.

Pensavo fosse una nazione che si preoccupa di dare dignità ai cittadini attraverso un lavoro ben remunerato, una buona scuola, una sanità efficiente, e, magari, un equo sistema fiscale.

Invece abito nel Paese dei Balocchi.

Non ci interessa della scuola, non vogliamo occuparci del lavoro!

Occupiamoci invece delle spiagge, delle discoteche, dei cinema, dei concerti e del calcio!

Non è che forse, mi chiedo, è meglio per noi occupare la mente su argomenti meno gravosi perché altrimenti potremmo sospettare che i nostri politici sono saliti già a bordo delle scialuppe mentre il Titanic si dirige contro l'Iceberg?

Mah! Che volete farci? Io sono scemo.

E da scemo mi piacerebbe far passare una proposta di legge scema.

Visto che stadi, cinema, teatri e discoteche riapriranno prima della scuola (quindi saranno ritenuti sicuri nella loro modalità di apertura) e che tutte queste attività funzionano prevalentemente di sera al mattino potremmo usarle per fare lezione ai ragazzi che non sanno ancora dove e come rientrare a scuola.

Vedo bene gli asili allo stadio

Elementari e medie in teatro.

I cinema verrebbero dedicati alle superiori che potrebbero sfruttare un nuovo modo di fare lezione online.

E per gli universitari, ovviamente, la discoteca è perfetta: finisci di studiare, mangi un panino e poi di liscio con l'afterhour.

Mi faccio un caffè, un caffè scemo.

mercoledì 10 giugno 2020

Storie Così

Federico ha quasi sei anni.

Quando i genitori lo portarono a casa appena nato venne annusato da Tobia, il pastore maremmano di cinque anni che abitava con loro, e immediatamente preso in custodia come cucciolo da proteggere.

Negli anni seguenti Federico era l'unico bambino della sua età che poteva portare al guinzaglio quasi cinquanta chili di cane bianco senza che a questi venisse in mente di tirare o lanciarsi all'inseguimento di qualcosa o qualcuno.

A Dicembre 2019 Tobia si ammala e Federico dorme con lui finché non si salutano per sempre, quindi dice ai genitori che ha chiesto a Tobia di mandargli un fratellino o una sorellina per fargli compagnia ora che lui non c'è più.

La scorsa settimana Federico si sveglia e a colazione abbraccia la mamma dicendo: “Ho sognato Tobia, sta arrivando il fratellino.”

Due giorni fa ho fatto l'ecografia alla mamma: è incinta.

Ci sono anche storie così.

Vi va un caffè?

lunedì 8 giugno 2020

Grigionero

Ci sono momenti in cui i pensieri si affollano nella mente a tal punto che non riesco a renderli con le parole. Sono questi momenti grigioneri, tempestosi, di quelli in cui mi guardo intorno e vedo solo il brutto dell'essere umano, della società che ha creato, della violenza, dei soprusi, della mancanza totale di amore e fraternità che si respira.

Come meravigliarsi, quindi, delle piccole dimostrazioni quotidiane di questa pochezza d'animo che ciascuno di noi fa o subisce?

Mi frullano in testa i poliziotti di Minneapolis che sbattono a terra un settantacinquenne, quelli di Hong Kong che manganellano a tutto spiano, i cadaveri dei morti in Siria, quelli dei naufraghi nel mediterraneo, i discorsi da campagna elettorale perpetua dei leader di mezzo mondo.

Se stessi scrivendo un racconto su tutto questo ne farei il dialogo tra Tony Stark e Thanos deciso a chiudere l'esperimento Terra con il Coronavirus.

Le scena finale, ovviamente, vede Thanos bere il caffè mentre pensa a chi far ripopolare la Terra.

venerdì 5 giugno 2020

Immuni?!?

Ok, prendete la vostra tazza di caffè ed ascoltate il mio sfogo quotidiano.

Sono un medico (lo so, è cosa nota) oltre a questo sono profondamente convinto che da quando esistono i social e gli smartphone la mia privacy non esiste più e tutti possono sapere chi sono i miei amici, quali sono le mie preferenze in fatto di acquisti viaggi, sesso, letture, gastronomia, enologia, spettacolo e chi più ne ha più ne metta.

Partendo da queste premesse ho provato a scaricare Immuni (la App sulla quale si narra ci siano state settimane di brainstorming che nemmeno a Silicon Valley per Windows 3.1!).

Dopo novanta minuti di tentativi e aggiornamenti di sistema android, google play services, controlli della versione bluetooth e tanti altri settaggi che sembravano la check list del lancio del Crew Dragon mi sono dovuto arrendere, non riesco nemmeno a visualizzarla su Play Store.

E sapete perché?

Perché ho un Huawei di fascia media.

Verrebbe spontaneo prendersela con i programmatori accusandoli di non rendersi conto che non tutti possiamo o (o vogliamo) spendere almeno 400 euro per uno smartphone ma che sarebbe stato utile per questa App raggiungere facilmente la maggior parte della popolazione.

E invece dobbiamo fermarci a riflettere.

Qualche anno fa ho seguito l'implementazione di un programma di archiviazione dati sanitari. Durante le riunioni, alle volte, venivano richiesti aggiustamenti del programma, possibilità di interazione con altre piattaforme, e la risposta del responsabile regionale di turno era: “Non penso sia possibile perché gli informatici per questo vogliono dai tremila ai cinquemila euro.”

Trascorsero almeno quattro riunioni così poi, in altra occasione, ebbi modo di conoscere uno di questi informatici e, tra il serio e il faceto, gli chiesi perché fossero così esosi nelle richieste di modifica del programma.

Risposta: “Veramente noi avevamo proposto il pacchetto completo a ventimila euro, ma loro hanno scelto la versione leggera da diecimila.”

Seguì quel classico sguardo italiano che sottintende l'inguattamento degli altri diecimila da parte del committente per “scopi diversi e misteriosi”.

Cosa aggiungere? Solo la definizione di questo termine preso direttamente dalla Treccani online.

Peracottaro (non com. peracottàio) s. m. (f. -a) [der. Di pera cotta]. – Venditore di pere cotte. Nell’uso pop. Roman., fare una figura da peracottaro, fare una figura meschina, o da persona incapace.

mercoledì 3 giugno 2020

Boccone indigesto


Sono stato per due intere serate appostato davanti al televisore per assistere al lancio della Dragon Crew, fantasticando sul successo della missione finanziata da Elon Musk (il Tony Stark dell'Universo Vero) sul ritorno alle stelle, la base lunare, la missione su Marte.

Mi è addirittura tornato in mente l'odore di gomma che avevano i pupazzetti (adesso diremmo action figures) del “Maggiore Matt Mason Astronauta” distribuiti dalla Baravelli e con i quali giocavo fino allo sfinimento.

Ma allora ero un bambino, e la sera dell'allunaggio uscii a guardare la Luna perché ero convinto che avrei visto il modulo atterrare.

Ora ho assistito all'incensamento di Trump da parte della NASA e di Musk durante tutta la diretta.

E il sogno si è sgretolato minuto dopo minuto.

Per carità, la parte tecnica e scientifica è affascinante, perfino le nuove tute sono molto cinematografiche.

Ma quello che per un bambino aveva la leggerezza di un aerostato multicolore che fluttuava nei sogni di esplorazione spaziale, è stato zavorrato dalla realtà lasciandomi letteralmente un peso sullo stomaco.

Non andrò a documentarmi per vedere quanto possa essere stata simile la situazione degli USA in quel fatidico 20 Luglio 1969.

Almeno i sogni di quel bambino non voglio distruggerli.

Chissà se un caffè mi aiuta a digerire il boccone.

sabato 30 maggio 2020

Fotografie

Fa parte del mio lavoro scattare foto. Sono le immagini che vanno a documentare l' esame ecografico, particolarmente quando viene fatto durante una gravidanza.
Non sono immagini artistiche, ma servono a dimostrare che il bambino sta crescendo bene e sano.
Ma sono foto.
Ovvero immagini che dicono: "Oggi, 30 maggio 2020, questo bambino sta bene." Immagini che fermano un attimo specifico.
Allo stesso tempo, però, io non sopporto di essere fotografato e non mi piace (soprattutto) aprire vecchi album, scatoloni o scorrere gallerie di foto digitali.
Quelle rare volte che mi succede, lo faccio da solo.
Perché liberare delle foto espone sempre al pericolo di emozionarsi, in positivo come in negativo,
Si può passare dal sorriso alla lacrimuccia in un attimo.
Mi imbarazza condividere.
Le foto dei luoghi dove sono stato sono, per me, più accettabili, di solito mi suscitano qualche curioso aneddoto e quasi nessuna nostalgia.
E poi, soprattutto, non amo vedermi in foto così come non amo sentire la mia voce registrata, perché nessuna delle due corrisponde alla percezione che ho di me.
Non parliamo dei selfie in pochi o in tanti, sono un male necessario al quale talvolta mi sottopongo per quieto vivere.
So di essere nato nei giorni del segno astrologico del sagittario, un segno che viene rappresentato talvolta da una freccia lanciata, e, anche se le stelle non hanno alcun influsso sulla mia vita, questo simbolo mi rappresenta bene.
Sono una freccia cicciona che attraversa l'aria diretta a centrare un bersaglio a me ignoto, guardo in avanti e basta.
Però ci sono anche foto che mi piace guardare, e su Instagram ci sono tre amici: Pino D'Emilio (@pelagiodafro4), Alessandro Morbidelli (@alessandro_morbidelli) ed Angelo Canaletti (@angelo_canaletti), che mi affascinano con i loro scatti da guardare in silenzioso godimento.
Mentre bevo un caffè.


giovedì 28 maggio 2020

Non Respiro

Guardando la serie TV WATCHMEN mi chiedevo come mai la questione razziale fosse così presente in una serie USA.
Questo perché sono un idiota.
Perché credevo che negli USA il razzismo fosse quasi scomparso.
E invece, con impressionante regolarità, si verificano episodi di aggressioni ai danni di membri della popolazione afro-americana da parte della polizia.
“Non riesco a respirare.” Ha detto George Floyd, l'ultima vittima.
Una frase che i miei colleghi che lavorano in rianimazione hanno sentito spesso negli ultimi mesi, ma stavolta non era colpa di un virus che invadeva i polmoni, era colpa del ginocchio di un poliziotto sulla gola.
E io che relegavo cose del genere a romanzi, film e serie di un certo tipo.
Che cretino!
L'ho già detto.
Non meritiamo di sopravvivere al Coronavirus.

martedì 26 maggio 2020

Post triste

E nonostante tutto, la vita va avanti.

Ironico che questa frase voglia anche dire che la morte va avanti, perché ogni giorno che passa si avvicina sempre di più.

Mi sono svegliato allegro oggi, eh?

In realtà sto come al solito.

Anche questa mattina sono andato a vedere quanto fosse sveglia Ida, la madre di mia moglie, che assistiamo in casa e che soffre di una forma mista di Alzheimer Parkinson denominata PSP (paralisi sopranucleare progressiva).

A partire da dopo Pasqua sta peggiorando, dorme sempre di più, e darle da mangiare è sempre più complicato.

Insomma, ci sta salutando.

Avete presente la storia di Benjamin Button? Quello che nel film nasce vecchio e muore neonato?

Sta succedendo a Ida, solo che la sua involuzione verso il neonato è solo del sistema nervoso, non dell'intero organismo.

Perché vi tedio con queste riflessioni?

Perché mi fa male salutarla così, mi fa male vedere che la sua malattia le ha tolto (e mi ha tolto) alcuni momenti che condividevamo insieme come vedere l'Eredità la sera mentre la davo la cena.

Adesso lei mangia ad occhi chiusi, quasi dormendo, e io mi ostino a tenere la TV accesa, ma non ci sarebbe quasi più motivo.

E penso che se a me fa male, quanto male farà a mia moglie e (quando potranno venire a trovarla) ai suoi fratelli che vivono a Roma e a Napoli.

Loro, tra l'altro, non hanno vissuto la progressione, ma la rivedranno peggiorata di parecchio dopo quasi quattro mesi.

Ma posso essere così stupido, a sentirmi triste per una “suocera”?

Mi sto rammollendo con la vecchiaia.

Comunque non mi arrendo, al pomeriggio un cucchiaino di cremina zucchero/caffè continuerò a darglielo finché posso.

sabato 23 maggio 2020

Falcone

23 maggio 1992: attentato di Capaci, muore Giovanni Falcone.
Ieri, in radio, ho risentito questa sua frase:
«L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.»
Sono parole forti, di quelle che ti fanno pensare ad un uomo granitico, di quelle che potrebbe pronunciare l’eroe di un film di Hollywood (lungi da me offendere la memoria di Falcone e della sua scorta con un simile paragone, sia chiaro) prima di entrare nel covo dei cattivi dove, armato solo del proprio coraggio, ucciderà tutti gli scagnozzi e assicurerà il capo alla giustizia.
Nella vita reale, però, va diversamente. Come sappiamo tutti.
Ventotto anni dopo i suoi colleghi proseguono ad arrestare mafiosi, commissariare consigli comunali, addirittura emettere avvisi di garanzia per operazioni mafiose sugli acquisti di materiale sanitario per la pandemia!
Perché?
Non ditemi che non vi siete mai posti questa domanda.
Io una mezza idea me la sono fatta.
Noi, popolo italiano, siamo geneticamente indotti ad essere proni al potente di turno di cui subiamo il fascino, obliamo i difetti ed aneliamo l’elemosina.
Siamo così, vigliacchi e servili.
Ed è anche ora di dire chiaramente che se in Sicilia si chiama Mafia, in Campania Camorra, in Calabria Ndrangheta, in Puglia Sacra Corona Unita, nelle altre regioni si chiama Sistema, ed esiste ovunque.
E’ la rete che connette imprenditori, uomini politici e finanza, tutti uniti da un denominatore comune: il denaro.
Uno degli esempi è: se vuoi vivere alla grande, e a questo scopo intraprendere una carriera politica o imprenditoriale hai bisogno di denaro e la via più breve è prendere il loro denaro, quello facile che ti lega al Sistema.
Così diventi il potente del luogo, il padrone della città, della provincia, della regione, riverito da quelli ai quali fornisci lavoro e che ti difenderanno contro tutto e tutti, che tiferanno per te sempre, perché l’allenatore della squadra del cuore puoi anche criticarlo critichi, ma il potente lo adori incondizionatamente.
Guardatevi intorno dove vivete, sono certo che ognuno conosce almeno una realtà piccola o grande di questo genere.
Lo so, non è sempre così, ci sono cittadini, imprenditori, uomini politici e della finanza onesti ed etici, ma restano ancora una minoranza inefficace.
La pervasività del Sistema è troppo radicata per permettere di eliminarlo con un colpo di spugna. Bisognerebbe riformare la società dalla scuola, insegnare il senso critico alle persone, ma farlo realmente, in modo da creare talmente tanti cervelli funzionanti da poter concretizzare giudizio ed azione contro tutto questo.
E forse, come dicevo prima, siamo geneticamente tarati.
Geneticamente vigliacchi. Io per primo.
Vi faccio una domanda, avete letto in questo post qualche riferimento specifico a nomi e zone?
No. Eppure ce ne sarebbero da fare. Ma non ho il coraggio di farlo, da solo.
Ecco perché risentire quelle parole di Falcone mi ha fatto venire mal di stomaco.
Perché con la mia vigliaccheria non solo mi sento complice del suo attentato, ma rinnovo la sua morte ogni giorno, girando lo sguardo dall’altro lato e proseguendo a vivere questa vita vigliacca e servile.

giovedì 21 maggio 2020

Botteri & Tartaglione

Ci siamo incattiviti, c'è poco da scherzare.
E non è colpa del Coronavirus, eravamo stronzi e cattivi già da prima. La quarantena, forse, avrà esacerbato gli animi, e vedremo come modificherà ulteriormente i nostri comportamenti familiari e sociali.
Ma la cattiveria gratuita, il mettere alla berlina, prendere in giro i difetti altrui erigendosi a giudici dotati del diritto di satira, beh, questo è qualcosa che ormai è diventato parte integrante della maggior parte di quelli che lavorano in radio, in televisione o nel web da almeno vent'anni.
L'aplomb ironico è stato sostituito da una modalità che sfiora il (e talvolta sfocia nel) bullismo.
Penso a due donne distanti per professione e appartenenza politica e culturale: Annaelsa Tartaglione segretaria di FI e Giovanna Botteri, giornalista Rai.
Sulla Botteri si è dipanata tutta una situazione di “body shaming” da parte della redazione di Striscia la Notizia alla quale la giornalista ha risposto con una educazione d'altri tempi, dando una lezione a tutti.
Sulla Tartaglione circola il video di Un Giorno Da Pecora (trasmissione di RadioUno Rai) che mostra tutta una serie di parole lette con pronuncia sbagliata con dovizia di commenti sfottenti.
Ho visto il video solo oggi e, da padre di un figlio dislessico, ho capito subito che la deputata è affetta da dislessia, cosa di cui ho ricevuto conferma con una banalissima ricerca in rete.
In questo secondo caso, però, pur avendo letto di una precisazione da parte della Tartaglione, non mi pare che la trasmissione abbia replicato.
E mi chiedo, è davvero necessario prendere in giro “di pancia” una persona senza documentarsi un attimo pur di fare un minimo di ascolto e suscitare qualche risatina di approvazione?
Perché non è solo il servizio della trasmissione a fare danni, ma anche (e soprattutto) i commentatori social che immediatamente si tuffano a sparare giudizi che giudizi non sono ma solo puri pregiudizi, quelli nei quali è cosi facile crogiolarsi per tutti noi.
Ennò, non è proprio colpa del Coronavirus.
Siamo proprio più stronzi e incattiviti.
Stiamo involvendoci

martedì 19 maggio 2020

Un attimo

Insomma, non è che sia cambiata poi tanto la mia vita dalla fase 1 alla fase 2. Come prima, vado al lavoro, torno a casa e stop.
E così mi sono trovato a pensare a cose che mi piace fare fuori da questa routine e, in particolar modo, l'ultima volta che ho fatto cose del genere prima della pandemia.
Dunque...
Ultimo film visto in sala: a Dicembre (ahimè!) L'Ascesa di Skywalker, ovvero l'ultimo pasticciatissimo episodio della saga stellare. Un occasione sprecata.
Ultimo spettacolo teatrale: 11 gennaio 2020 Skylight, lavoro teatrale con Luca Barbareschi e Lucrezia Lante della Rovere, e in quell'occasione anche ultima volta alla nostra vineria preferita, dove servono delle bollicine sempre di gran classe (oltre a rossi corposi e distillati stimolanti).
Ultimo Concerto il 25 maggio 2019 a Perugia Palabarton – Antonello Venditti (ok, crocifiggetemi, occasionalmente sono preda di botte di nostalgia, vi rammento che ho 58 anni).
A fine gennaio ultima cena fuori nel nostro locale preferito.
E se avessi immaginato tutto questo casino, saremmo andati almeno nella nostra SPA di fiducia a fare le balene spiaggiate nelle piscine riscaldate.
Ci vuole un attimo a cambiare il modo di vita, proprio un attimo...
Per fortuna il caffè, quello sì, resta sempre lo stesso.

domenica 17 maggio 2020

Divertirsi

E poi, inaspettatamente, capita di divertirsi.
Come mi è successo ieri, dalle 18.45 alle 19.45, in una diretta Facebook insieme ai miei tre amici Alessandro, Pino e Roberto, con i quali componiamo lo scrittore multiplo Pelagio D'Afro.
Abbiamo chiacchierato del nostro romanzo "I Ciccioni Esplosivi" che è stato recentemente rieditato da Il Foglio Letterario, oltre ad altri argomenti come la Maledizione che ci perseguita, problemi con lo pseudonimo che abbiamo, malattie da invecchiamento e orari della cena. Insomma la cosa ci ha davvero soddisfatti.
Se vi va di vederci potete farlo cercando il video sulla pagina Facebook de Il Foglio Letterario o su quella di Pelagio D'Afro.
Potrebbe essere piacevole mentre bevete un pigro caffè domenicale.

venerdì 15 maggio 2020

Ezio Bosso

L'esplorazione del nostro corpo ha ancora una vastità da conoscere: il cervello.

E' un campo nel quale i colleghi specialisti clinici e ricercatori procedono tenacemente passo passo, un po' come gli esploratori che aprono nuove vie nella giungla a colpi di machete.

E la sfida si gioca sul campo vastissimo delle Malattie Neurodegenerative.

In termini divulgativi, sono malattie che compromettono una o più delle stazioni di controllo delle nostre attività neurologiche, che vanno dai movimenti volontari, alle attività automatiche di cuore, polmone, apparato digestivo fino a coinvolgere la parola, la vista, il pensiero, la memoria e il carattere.

All'improvviso, per una serie di concause, il cervello perde il controllo.

Alle volte la malattia si accontenta di compromettere una sola funzione, altre volte, invece, prosegue a danneggiare progressivamente altre zone fino a interessare una di quelle che, persa la propria funzione, induce la morte del malato.

I tempi di evoluzione e le modalità sono tra le più varie che si possano trovare, e questo complica il lavoro dei colleghi neurologi perche, vedete, la medicina è come la fisica, le malattie agli inizi sembrano composte da un insieme di sintomi vari e scoordinati, ma poi, piano, piano, si unificano i campi e si riesce a raggiungere la causa centrale, quella che, una volta curata o eliminata (se possibile) risolve il quadro.

Per le malattie neurodegenerative (di cui alcune portano i nomi di Parkinson, Alzheimer, SLA, PSP) non si è ancora arrivati a unificare i sintomi e quindi proporre una terapia sempre efficace o risolutiva.

Tutta questa divulgazione solo per dire che, sì, quotidianamente, a casa mia, facciamo i conti con una malattia del genere che ci porta via un pezzettino alla volta la madre di mia moglie, e che una sua consorella, oggi, ha portato via definitivamente Ezio Bosso.

Un essere umano che ha dimostrato, anche ad uno spettatore come me, di saper vivere come tale fino all'ultimo, seminando la sua arte e l'esempio del suo modo di vivere in ogni occasione.

Mi mancherà.


mercoledì 13 maggio 2020

Silvia Romano: Endgame

Silvia Romano è tornata a casa, lo sappiamo tutti.

Io non la conosco né conosco i suoi genitori ma il suo era un caso che mi stava a cuore, come sapete.

Mi sono commosso alla notizia e poi ho deciso di non volerne sapere più nulla.

Perché una figlia è tornata tra le braccia dei genitori e questo è quanto.

Non mi interessa se abbiamo pagato, se si è trattata di una azione militare, se lei si è convertita ed è (o non è) “quella di prima”.

Spiegatemi, per favore, come si possa essere “quella di prima” dopo un esperienza come la sua, se perfino noi che siamo stati rintanati in casa a impastare a mangiare pane e pizza ci stiamo rendendo conto che non saremo mai più “quelli di prima”.

La sua storia è finita come nessuno sperava che finisse, ed è bello essere sorpresi dalla vita, una volta tanto.

Invece nelle piazze dei social, in questi pollai del web, in queste botteghe da barbieri, in questi baretti scalcagnati, non si fa altro che continuare a polemizzare illudendosi che quello che viene scritto abbia un qualsiasi valore.

Ma solo il silenzio ha un valore, in casi come questo.

Quel bel silenzio di quando abbiamo la bocca piena di una calda sorsata di buon caffè.

lunedì 11 maggio 2020

Comunicare

Ok la faccio semplice, e populistica, forse.

Il capo di un governo ha un ruolo che nella mia testa semplice è quella di un capofamiglia.

Bene, quindi considerate una intera famiglia radunata d'urgenza una sera dopocena in videoconferenza e la mamma o il papà (a seconda di chi sia il capofamiglia) che dice:

“Cari familiari, c'è una epidemia in corso, quindi vi chiedo il sacrificio di non uscire e sospendere le visite e i raduni di famiglia. Allo stesso tempo andranno al lavoro la zia Guendalina che fa la cassiera al supermercato, il cugino Gerardo che guida il camion che trasporta la frutta e sua sorella Giovanna che fa l'infermiera. Tutti gli altri restano a casa e noi gli passeremo uno stipendio ridotto finché non potranno tornare a lavorare.”

Ora una comunicazione del genere va bene farla a qualsiasi ora e con toni emergenziali la prima volta, ma in seguito, quando bisogna aggiornare la situazione, si può trovare un appuntamento preciso dove il tono sia fermo ma rassicurante e soprattutto dove quello che si dice sia ben spiegato e corrisponda alla realtà dei fatti. Ovvero, se si promette lo stipendio ridotto si fa in modo che lo abbiano tutti, quando si può ricominciare ad uscire o lavorare si dice con chiarezza chi, dove e quando.

Insomma si prova ad essere responsabili e non chiacchieroni.

Beh, mi pare che non ci siamo ancora riusciti, vero?

E se a livello governativo la comunicazione latita invece a livello pubblicitario è tutto una Rottura di Coglioni Di Decimo Livello (come direbbe Rocco Schiavone) fatta della più bieca retorica della quale, francamente, non se ne può più.

Anzi, sapete che faccio? Mi segno i prodotti con spot del genere ed evito di comprarli.

Anche se devo cambiare marca di caffè.

sabato 9 maggio 2020

The Koln Concert

Mi piace il jazz.
E il merito va ad una collezione di 33giri da edicola della Fabbri Editori che si intitolava I Grandi del Jazz. Mio padre li acquistò tutti ed io ero libero di metterli su come e quando mi pareva (altri suoi dischi erano intoccabili).
Immaginate che goduria quando scelsi come sede universitaria Perugia e scoprii che in estate c'era Umbria Jazz.
L'emozione di ascoltare dal vivo quelli che per me erano miti dei quali avevo letto le biografie fu grande.
E altrettanto grande fu lo stupore nel confrontarsi con pregi, difetti e intemperanze degli artisti, uno fra tutti: Keith Jarrett, famoso per pretendere totale silenzio dal pubblico che in più di una occasione maltrattò perché c'erano stati flash e colpi di tosse (una volta addirittura per il rumore di apertura di una bottiglietta di acqua minerale).
Bisogna dire che questo comportamento è sempre stata una sua caratteristica, e lui ha ammesso in qualche intervista che questi rumori ed eventi molesti "bloccano il flusso della musica che ho in mente".
Mister Jarrett ha compiuto 75 anni ieri, 8 maggio 2020,  quindi ieri sera mi sono ritrovato sul divano in soggiorno ad ascoltare il suo album The Koln Concert.
Spero che lo conosciate.
E' un flusso di musica improvvisata che scaturisce da Jarrett, attraversa il pianoforte e riempie l'anima di chi ascolta.
Chiudi gli occhi e ti dissolvi, disinteressandoti delle intemperanze dell'artista, diventando un canale del flusso della musica, esattamente come è successo a me anche ieri sera.
Era quasi come essere all'Arena Santa Giuliana d Perugia ed ascoltarlo dal vivo, tanto che mi è venuta voglia di uno di quei bei bicchieri di Heineken fredda tipici di Umbria Jazz.
A dir la verità in frigo la birra c'era, ma ho evitato di alzarmi.
Hai visto mai, mi sono detto, che Jarrett si incazza e smette di suonare?!



giovedì 7 maggio 2020

My Favourite Hell

Quarto giorno di Fase 2.
Sono tornate le automobili in giro. Come sempre.
Tutti stressati e di corsa.
E mi chiedo.
Stressati e di corsa perché vi siete alzati tardi?
Non abbiamo forse riposato abbastanza in quarantena?
Stressati e di corsa perché il vostro importantissimo lavoro vi assorbe totalmente?
E, di grazia, nei giorni scorsi, quando chi lavorava erano solo le categorie realmente necessarie voi dove eravate?
Stressati e di corsa perché la quarantena forzata vi ha fatto sclerare?
Pensate di essere i soli?
No, stressati e di corsa perché stronzi eravamo e stronzi siamo rimasti.
Anzi, ammettiamolo, “meglio di prima” (una delle frasi usate durante la Fase 1) vuol dire precisamente “stronzi meglio di prima”.
Mi sovviene una amena storiella.

Un tizio muore e si ritrova nell'aldilà, temendo per la propria sorte perché in vita ne ha combinate di cotte e di crude.
Invece viene accolto da un gentile receptionist in un ufficio luminoso.
Salve, la aspettavamo.” dice l'impiegato, e gli mostra sul monitor del PC una serie di foto. “Queste sono le location da scegliere, queste le tipologie di case e di automobili.”
Il tizio, dubbioso, sceglie una casa sulla spiaggia ed una decapottabile sportiva.
Bene. Questo invece è il catalogo dal quale scegliere il tipo di compagnia in base alle sue preferenze sessuali.”
Il tizio sceglie una bionda formosa.
Non sia timido, può averne anche più di una.”
Sempre incredulo, il tizio si accorda per un terzetto di modelle mozzafiato.
Perfetto. Venga con me, prendiamo l'auto, passiamo a caricare le ragazze e la porto a casa.”
Finalmente in auto, lungo stupendi viali sotto un cielo estivo, il tizio si decide a commentare.
Scusi, ma io pensavo di finire all'inferno...”
Sì, è questo.” risponde l'impiegato, guidando.
Ah... e quello cos'è?” chiede ancora il tizio indicando un altissimo muro verso la zona del centro città oltre il quale si innalzano fiamme, urla e strepiti.
Quello è l'inferno dei cristiani. Sa, a loro piace così.”

Ed ora... un caffè.

martedì 5 maggio 2020

Rettifica

Non è vero.

Nemmeno davanti alla morte siamo uguali.

C'è una mamma che sta aspettando da due mesi di poter mettere dei fiori freschi sulla tomba della sua bambina morta a cinque giorni dalla nascita.

Ci sono figli e nipoti che stanno aspettando di poter vedere la tomba del padre/nonno che hanno salutato quando veniva ricoverato nell'ospedale COVID.

E c'è la famiglia dell'imprenditore deceduto che celebra i funerali con camera ardente, partecipati applausi di cordoglio in chiesa e cerimonia di sepoltura.

Nemmeno davanti alla morte siamo uguali.

Non è vero.

domenica 3 maggio 2020

Vicolo Cieco

Sono sterile.
I miei testicoli non sono capaci di formare spermatozoi vitali e fecondanti.
Non lo sapevo, prima di scegliere la specializzazione in Ginecologia e Ostetricia.
Quindi mi sono trovato a scoprirlo mentre attorno a me tutti generavano figli ed io li aiutavo.
Una bella botta.
Dopo un primo momento di sbigottimento si decise di adottare e quindi ho due bei figli.
Ma un infinitesimo residuo della curiosità di sapere che cosa avrebbero generato i miei cromosomi resta.
Geneticamente parlando, in un ottica evoluzionistica, non posso non pensare che la mia linea ereditaria sia stata considerata un vicolo cieco e quindi chiusa.
E chi sono io per discutere con la Selezione Naturale?
Ma proprio in questa ottica, se potessi rivolgermi a quanti intorno a me continuano a generare figli, vorrei dire loro che quel gesto generativo non è gratuito, non è «non so nemmeno come abbiamo fatto» non è una casualità inaspettata.
E’ una ricchezza.
E meriterebbe un po’ di attenzione sia nel cercarlo che nell'evitarlo.
Invece mi confronto quotidianamente con un ampio senso di menefreghistica mancanza di responsabilità trasversale in ogni fascia d’età.
E la mia fiducia nel genere umano vacilla.
Vi va un caffè?

venerdì 1 maggio 2020

Sogni Criminali

Qualche giorno fa su twitter girava la domanda: che crimine commetteresti?
Non ho dubbi a tale proposito: il furto d'arte.
Innanzitutto nell'immaginario collettivo questo crimine è permeato dal fascino della preparazione meticolosa, sopralluoghi in museo, senso di sfida e fair play nei confronti della polizia e delle compagnie assicurative nonché dall'assenza di un atto violento e sanguinario legato all'esecuzione.
Il bottino, poi, è sempre qualcosa di non commerciabile se non su commissione, e per quanto mi riguarda, lo farei a puro scopo personale.
Vediamo.
La città: Venezia (si, lo so, mi piace vincere facile).
Il luogo: Museo Guggenheim nel palazzo Venier dei Leoni.
Le opere (non una, signori miei, ma tre e in ordine alfabetico): Alchimia di Jackson Pollock, L'Impero della Luce di Magritte e Sulla Spiaggia di Picasso.
Dovrei trovare, poi, un luogo dove esporli per il mio piacere buddegotista, tre belle pareti (sono tutti di almeno due metri per uno e mezzo) e relative illuminazioni.
Così potrei perdermi in quella spiaggia che sa di sabbia e mare salmastro colta in un attimo che mi ha sempre ricordato gli ultimi giorni di settembre, un po' malinconici, quelli in cui ti godi ogni minuto di mare perché devi farne tesoro per l'inverno, facendomi partecipe ma anche un po' voyeur.
Dopo chiuderei gli occhi per qualche minuto e li riaprirei sul Pollock senza sapere quali sensazioni mi susciterà una nuova visione della sua Alchimia. Quella tela, per me, è pura emozione. Ogni volta smuove qualcosa di diverso, rabbia, serenità, allegria, commozione, malinconia, vertigine... Non c'è bisogno che ci sia un disegno, una figurazione da seguire, e Pollock me lo fece provare nelle viscere, tanti anni fa, in una delle mie visite al Guggenheim.
L'arteterapia finirebbe con l'Impero della Luce di Magritte. Di solito mi perdo in quel quadro disconnettendomi da quanto mi circonda. E' sera? E' mattina? com'è possibile accettare la coerenza dei due momenti in sincronia? Non lo so, ma sono ondate di pace che mi raggiungono. E mi piacerebbe addormentarmi guardandolo.
Quindi se un giorno dovessero sparire proprio queste tele, sappiatelo, sono stato io.
E se non mi denuncerete, chissà, potrei invitarvi a vederle prendendo un caffè.




mercoledì 29 aprile 2020

Gli Anziani

Ci sono due canzoni che mi fanno pensare agli anziani di casa nostra rispetto a tante altre: quella di Baglioni (I Vecchi) e Nei Giardini che Nessuno Sa di Renato Zero.
Mi fanno pensare che nella mia vita ho sempre avuto "Un vecchio" in casa da assistere, e per me la famiglia è sempre stata composta da bambini, adulti e vecchi alle volte malati, poi malati per sempre e poi morti sul loro letto.
E' così anche adesso che abbiamo in casa mia suocera con una sindrome mista Alzheimer - Parkinson che, insieme a mia moglie ed una badante diurna, assistiamo accompagnandola nell'inevitabile decorso della sua malattia.
Questa presenza, per me, può causare preoccupazioni mediche nell'assistenza, ma è comunque una presenza di famiglia, con un rapporto strano e specifico, ma che porta sempre qualcosa al nostro stare insieme creando occasioni per condividere.
Penso anche che ormai questa modalità di assistenza degli anziani si sta perdendo, e penso anche alla Svezia dove è stato istituto addirittura un ministero per rintracciare i parenti degli anziani che muoiono da soli.
Chissà, mi chiedo alla soglia dei sessant'anni, cosa sarà della mia vecchiaia.
E, cinicamente, non m'aspetto nulla di buono.
Bah... stamattina è così, vado a bere il caffè.

lunedì 27 aprile 2020

Luoghi

Eccolo qua:

https://sdiario.com/il-castello-del-ritorno-di-giuseppe-demilio-pelagio-dafro-4/

Una parte di me/scrittore multiplo ha pubblicato un racconto.

Dopo averlo letto ho cercato di ripensare se e quando ho mai provato la sensazione di appartenenza ad un luogo.

E devo ammettere che questo, per me, non è mai accaduto con un luogo geografico.

Le radici pescano in una infanzia e adolescenza vissute seguendo i miei genitori che venivano trasferiti, a causa dei loro lavori, in giro per l'Italia spingendomi a non avere una fissa dimora e nemmeno una cerchia di amici di infanzia.

Non compatitemi, ho vissuto bene lo stesso.

Insomma, posso sentirmi a casa dovunque e in nessun luogo.

Tuttavia ci sono luoghi nascosti nei libri dove, dopo poche righe, sento di appartenere e poter riposare.

E tra tutti i libri c'è anche un fumetto.

Quello per il quale litigai a scuola con i compagni che lo disprezzavano perché, dicevano, era difficile, con troppe parole, disegni brutti e colori strani quali il rosa e l'arancione con una strana storia di marinai della prima guerra mondiale nelle isole del Pacifico.

Lo pubblicava il Corriere dei Piccoli e il suo titolo era: Una Ballata del Mare Salato.

Una cotta che non mi è mai passata.


sabato 25 aprile 2020

Porco per sempre

Partiamo dalla osservazione rivolta da Vittorio Foa, senatore socialista, partigiano del Partito d’Azione e rappresentante del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) a Giorgio Pisanò, fascista, anche lui eletto al Senato della Repubblica dopo la Liberazione.
« Abbiamo vinto noi e sei diventato senatore; se aveste vinto voi io sarei morto o in galera »
La festa che ricorre oggi per noi italiani non è una festa di pace e fratellanza universale.
E' la festa di chi è riuscito a scrollarsi di dosso un regime dittatoriale e quindi limitatore della libertà anche di opinione e pensiero.
Un regime che intrallazzava con i faccendieri del proprio colore politico, che corrompeva e si lasciava corrompere (e questo non è un sentito dire, i miei due nonni: Giovanni ed Arturo, per essere stati antifascisti, dopo la prima guerra mondiale si fecero anche la seconda, e non hanno mai smesso di raccontare cosa fosse vivere nel "ventennio").
Un regime costituito da tutti quegli italiani che il 28 aprile del 1945, miracolosamente, tolsero la camicia nera e si mimetizzarono nell'Italia libera dove hanno sempre vissuto una vita normale grazie alla democrazia che aveva vinto, come ricordava Foa.
Italiani che hanno avuto la possibilità di coltivare le proprie idee, mascherandole da altro perché (ricordiamo anche questo) l'apologia del fascismo, nell'ordinamento giuridico italiano, è un reato previsto dall'art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.
E ora stanno risbucando fuori, desiderosi di convincere un popolo in crisi che ha sempre subito la fascinazione dell'Uomo Forte, usando mezzi nuovi, come i social, per infondere la paura dell'altro di cui si nutrono, fingendosi simpatici bonaccioni lanciando slogan ai quali non corrisponde alcuna sostanza, andando a caccia del nemico, non appena hanno un briciolo di autorità, suonando al citofono come fossero bulli da scuola elementare, pensando di poter usare lo stato e i suoi organi per puro sfizio personale e sottraendosi ai doveri di governo per gettare solo fumo negli occhi agli elettori senza riuscire nemmeno a ipotizzare soluzioni per uno solo dei problemi della nostra nazione capaci solo di essere "contro" e mai "pro".
Lo so che l'attuale governo, e parecchi di quelli che li hanno preceduti, non di destra, hanno portato l'Italia dov'è adesso, perché la corruzione, l'intrallazzo e la voglia di personalismo dei politici  pare connaturata nella nostra cultura.
Lo so che anche poter scrivere un post del genere,forse, è solo una presa per il culo, perché non serve a nulla in concreto, e tutto andrà avanti come sempre.
Ma posso essere libero di farlo e per me (così come esprimere un voto) questo diritto odora del sangue e del sudore dei miei nonni che hanno combattuto due vere guerre (non una menata di guerra antivirus da divano) in trincea e "cagandosi sotto" come dicevano sempre.
E non mi interessa se "quando c'era Lui i treni arrivavano in orario" bella consolazione, specialmente per quelli che trasportavano gli ebrei nei campi di concentramento!
Quindi stamattina il mio caffè lo dedico a quanti hanno pagato col sangue il nostro diritto ad essere liberi, e, se potessi lo offrirei a tutti quelli che la pensano come me che sono orgogliosamente Porco.
Perché dovete sapere che la quarantena ha incentivato il mio sovrappeso donandomi un aspetto da porcello di cui proprio oggi sono orgoglioso, perché la frase che voglio ribadire oggi soprattutto perché inizia a diventare "pericolosa" è questa:

P.S. Se vi va, guardate o riguardate il film di Miyazaki Porco Rosso.

venerdì 24 aprile 2020

Campo minato

C'è una riflessione che mi rode dentro e riguarda le donne (evitiamo le solite battute, per favore).

Mi riferisco ad un atteggiamento ancora oggi molto diffuso da parte delle donne italiane nell'ambito lavorativo (nello specifico in sanità): farsi strada a colpi di favori sessuali.

Calmi!

Mi spiego meglio.

Prendo in considerazione medici e infermiere che hanno fatto carriera non (solo) perché valenti professioniste, ma anche per essere diventate amanti di politici, direttori di reparto, cattedratici universitari.

E si trovano molto bene in questo ruolo.

Lo so, non tutte fanno così. Lo so, la colpa è della “fallocrazia” del sistema lavoro.

Però, ripeto, ne conosco diverse (a memoria almeno dodici) che sono ben contente di quello che hanno e di come l'hanno ottenuto soprattutto prevaricando le altre colleghe grazie a gonne corte, décolleté e sbattimento di ciglia.

Allora rifletto: in questo mondo post #metoo io mi aspetterei che donne alle quali venga fatta una proposta del genere siano libere di sputtanare il proponente o addirittura l'intero ambiente se è “quello che ti spinge a farlo.”

Perché, vedete, queste sono poi le donne che quando altre donne vengono molestate e/o aggredite (nel vero senso della parola) sul luogo di lavoro voltano il viso dall'altra parte e, se possono, scoraggiano la vittima a reagire prendere provvedimenti (e anche questo l'ho vissuto).

E questo mi fa bellamente incazzare.

Forse ho preso troppi caffè.

mercoledì 22 aprile 2020

Consigli di lettura


Qualche giorno fa ho ricevuto una mail pubblicitaria da laFeltrinelli, oggetto: I libri da leggere almeno una volta nella vita.

Mi sono divertito a scorrerla per vedere quanti ne avessi letto e mi sono imbattuto nella sezione Libri per Giovani Lettori dove due titoli mi sono balzati all'occhio: Il Giovane Holden e Moby Dick.

Complimenti vivissimi ai giovani lettori contemporanei, perché quando questo dinosauro quasi sessantenne aveva la loro età forse nei libri consigliati c'era appena Moby Dick (e in versione facilitata).

Quanti anni avranno i giovani lettori della Feltrinelli?

Che tipi sono?

La mia curiosità è tanta.

Vedete, si può dire che io, tutt'ora non sia mai sceso dalla tolda del Pequod e nemmeno dai taxi newyorkesi di Holden.

Sono libri che di tanto in tanto riprendo e apro a caso trovando sempre un motivo di riflessione.

I flussi di coscienza di Salinger e i capitoli di erudizione di Melville, non so perché, nella mia vecchia mente bacata non si adattano tout court ad un giovane lettore di oggi.

Capisco che la mail deve essere centrata sul catalogo dell'editore e ci sono altri titoli forse più appetibili, però la perplessità resta.

Nel mio mondo perfetto mi piacerebbe poter chiacchierare con un figlio o nipote di questi libri, ma nella mia realtà cinica, mi sa, le probabilità sono scarse.

Mi auguro di essere sbugiardato malamente.

In attesa, bevo il secondo caffè della mattinata.

lunedì 20 aprile 2020

Pesci Rossi

Coronavirus?

Confusionevirus!?

A me pare che l'unico vero effetto di questa pandemia sia la confusione.

Non so voi, ma nella mia testa faccio una fatica costante a mantenere una rotta ferma che possa condurmi con residui brandelli di sanità mentale alla lontana fine del tunnel di questa quarantena.

Intorno succede di tutto, tutti sono diventati esperti di virologia, epidemiologia, gestione finanziaria, politica internazionale, politica economica, e, perché no, di terapia medica e ricerca farmacologica.

Oltre a questo pare che la quarantena / pandemia abbia indotto una mutazione sui circuiti mnemonici umani, ora ci ritroviamo con la memoria dei pesci rossi.

Anche se non del tutto scientificamente appurato, però pare che i pesci rossi continuino a girare nelle loro bocce di vetro perché dimenticano di aver già girato.

Normalmente ci si scherza su dicendo che nella prima metà del giro i pesci rossi pensano “Che bella questa nuova boccia” nella seconda metà “Che palle 'sta boccia” per poi tornare a pensare “Che bella questa nuova boccia”.

Noi abbiamo attraversato una prima fase: “Tranquilli è solo un influenza” poi siamo andati al “Non voglio morire resto a casa!” ed ora che la situazione sta migliorando grazie alla quarantena siamo tornati al “L'avevo detto che è solo un influenza.”

Mancano voci scientifiche davvero autorevoli che possano elevarsi sulla confusione e dare direttive precise, mancano dati precisi perché in questa che viene definita la società globalizzata percorsa da ininterrotti flussi di dati, beh, i dati fanno schifo, sono inconcludenti e non significativi.

Mettiamoci pure che nel frattempo Cina, USA e Russia giocano a chi ce l'ha più grosso e si accusano a vicenda di aver provocato la pandemia e capirete quanto è forte la voglia di ritirarmi in un silenzio claustrale rotto solo dal rumore del caffè che scende nella tazzina.

Mah...

sabato 18 aprile 2020

Uguali?

No, non siamo tutti uguali nemmeno davanti al Coronavirus, penso che ormai sia chiaro.
E dunque in un rigurgito di napoletanità nativa mi torna in mente l'unico vero esempio di uguaglianza, che copioincollo qui sotto.
Oggi va così.
Se potete, proseguite nella lettura sorseggiando un caffè.

A' Livella (A. De Curtis)

Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn'anno, puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.

St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del 31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.

Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo, o è fantasia?

Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?

Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo...calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!

Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va, si, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"

"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"

"Famme vedé... piglia sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...

Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi, ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".

"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".

"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.

'Nu rre, 'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò, stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie ... appartenimmo à morte!"

Se vi serve la traduzione la trovate qui: