martedì 16 giugno 2020

Lavaggio Mani

Abbiamo tutti riscoperto il valore di un gesto quotidiano: lavarsi le mani.

Basta, però, rendere riflessivo il verbo e viene fuori: lavarsene le mani.

Una delle strategie di vita che mi suscitano allo stesso tempo irritazione e invidia per la facilità con cui risolvono i conflitti di coscienza.

Facile lavarsi le mani dei problemi che riteniamo difficili o per i quali non vogliamo sprecare la nostra preziosa attenzione.

Ed esiste anche un modo elegante e perfino socialmente condiviso di lavarsi le mani rispetto a questioni spinose nell'ambito medico: fare obiezione di coscienza.

Lo so che la vera obiezione non è questa, ma tanti, troppi, colleghi ginecologi, anestesisti (e perfino farmacisti) esercitano il loro diritto di obiezione mettendo nei guai altre persone, fregandosene se quel particolare momento della loro vita possa avere conseguenze devastanti.

Loro, semplicemente, girano lo sguardo e si occupano di altro.

Esprimendo immediatamente un giudizio di riprovazione schifata nei confronti di chi li ha infastiditi nel loro sacro ruolo assistenziale.

Per tacere di commenti sentiti quali “Però mentre godeva mica ci pensava alle conseguenze?”

Il bello di tutto questo è che sono convinti, in questo modo, di salvare la loro anima, di guadagnarsi il paradiso nell'aldilà e nemmeno vengono sfiorati dal dubbio che dall'altro lato (sempre che ci crediate o vogliate seguire un ragionamento che poggia illogicamente su una fede religiosa) troveranno un dio che nella sua vita terrena si è occupato di lebbrosi, ladri, prostitute, tutti quelli al cui passaggio i benpensanti dell'epoca si giravano dall'altra parte, e che è stato condannato perché alla fin fine un certo Pilato se n'è lavato le mani.

E chissà cosa potrebbe pensare di loro.

Mentre bevete il caffè, oggi, provate a riascoltare “Quelli che Benpensano” di Frankie HI-NRG MC.


domenica 14 giugno 2020

14 Giugno

Si chiamava Back.
Era un maremmano segnato sin dalla nascita da uno strano destino. Se non fosse stato adottato il proprietario l'avrebbe eliminato già da cucciolo.
Invece venne adottato e andò a vivere in una bella casa di campagna in Umbria dove dimostrò da subito di essere un mite, amante dei gatti (sì, lui con i gatti ci giocava!) e dei bambini.
Non sopportava di essere messo nel recinto di notte, ed era capace di manifestare il suo dissenso abbaiando ininterrottamente finché non veniva liberato.
Da maremmano testardo aveva anche uno spiccato senso di libertà e due o tre volte trovò il modo di farsi una gita per conto suo, ma alla fine riuscì a tornare sempre a casa. Purtroppo chi lo aveva adottato lo abbandonò insieme a tutta la casa in campagna e un giorno ebbi il compito di andare a prendere Back e portarlo via.
Potete immaginare cosa voglia dire far salire su una panda a metano un maremmano di circa cinquanta chili?
Venne a casa nostra dove rimase per quasi 48 ore (il nostro cane, un piccolo meticcio di 8 chili non riusciva ad andare d'accordo con lui) provai a trovare un nuovo padrone, ma a nessuno interessava, quindi lo mettemmo a pensione in un'altra bella casa di campagna poco distante da casa nostra.
Con i gestori della pensione fu amore e diventò il beniamino di tutti, trovando anche una compagna di giochi.
Quei pochi anni di vita felice furono però interrotti da una torsione di stomaco. Venne sottoposto ad un intervento, ma purtroppo la torsione nascondeva un tumore che venne mal diagnosticato  dai veterinari i quali (lo dico con rammarico) si accanirono su di lui con interventi forse inutili.
Il 14 giugno dell'anno scorso, sul prato della pensione dove era stato felice, eravamo attorno a lui mentre il veterinario lo aiutava ad andarsene.
E' stato solo un cane, lo so.
Allora perché mi viene ancora da piangere?

venerdì 12 giugno 2020

Sono scemo

Io sono un po' scemo.

E di sicuro questo mi impedisce di comprendere determinate strategie di governo in questo periodo del tutto fuori dall'ordinario.

Sento tanti proclami, promesse e impegni ma mi pare che nulla di concreto venga davvero fatto.

Così è stato per la chiusura, e così mi pare per la riapertura.

Ma forse ho anche una percezione sbagliata dell'Italia.

Pensavo fosse una nazione che si preoccupa di dare dignità ai cittadini attraverso un lavoro ben remunerato, una buona scuola, una sanità efficiente, e, magari, un equo sistema fiscale.

Invece abito nel Paese dei Balocchi.

Non ci interessa della scuola, non vogliamo occuparci del lavoro!

Occupiamoci invece delle spiagge, delle discoteche, dei cinema, dei concerti e del calcio!

Non è che forse, mi chiedo, è meglio per noi occupare la mente su argomenti meno gravosi perché altrimenti potremmo sospettare che i nostri politici sono saliti già a bordo delle scialuppe mentre il Titanic si dirige contro l'Iceberg?

Mah! Che volete farci? Io sono scemo.

E da scemo mi piacerebbe far passare una proposta di legge scema.

Visto che stadi, cinema, teatri e discoteche riapriranno prima della scuola (quindi saranno ritenuti sicuri nella loro modalità di apertura) e che tutte queste attività funzionano prevalentemente di sera al mattino potremmo usarle per fare lezione ai ragazzi che non sanno ancora dove e come rientrare a scuola.

Vedo bene gli asili allo stadio

Elementari e medie in teatro.

I cinema verrebbero dedicati alle superiori che potrebbero sfruttare un nuovo modo di fare lezione online.

E per gli universitari, ovviamente, la discoteca è perfetta: finisci di studiare, mangi un panino e poi di liscio con l'afterhour.

Mi faccio un caffè, un caffè scemo.

mercoledì 10 giugno 2020

Storie Così

Federico ha quasi sei anni.

Quando i genitori lo portarono a casa appena nato venne annusato da Tobia, il pastore maremmano di cinque anni che abitava con loro, e immediatamente preso in custodia come cucciolo da proteggere.

Negli anni seguenti Federico era l'unico bambino della sua età che poteva portare al guinzaglio quasi cinquanta chili di cane bianco senza che a questi venisse in mente di tirare o lanciarsi all'inseguimento di qualcosa o qualcuno.

A Dicembre 2019 Tobia si ammala e Federico dorme con lui finché non si salutano per sempre, quindi dice ai genitori che ha chiesto a Tobia di mandargli un fratellino o una sorellina per fargli compagnia ora che lui non c'è più.

La scorsa settimana Federico si sveglia e a colazione abbraccia la mamma dicendo: “Ho sognato Tobia, sta arrivando il fratellino.”

Due giorni fa ho fatto l'ecografia alla mamma: è incinta.

Ci sono anche storie così.

Vi va un caffè?

lunedì 8 giugno 2020

Grigionero

Ci sono momenti in cui i pensieri si affollano nella mente a tal punto che non riesco a renderli con le parole. Sono questi momenti grigioneri, tempestosi, di quelli in cui mi guardo intorno e vedo solo il brutto dell'essere umano, della società che ha creato, della violenza, dei soprusi, della mancanza totale di amore e fraternità che si respira.

Come meravigliarsi, quindi, delle piccole dimostrazioni quotidiane di questa pochezza d'animo che ciascuno di noi fa o subisce?

Mi frullano in testa i poliziotti di Minneapolis che sbattono a terra un settantacinquenne, quelli di Hong Kong che manganellano a tutto spiano, i cadaveri dei morti in Siria, quelli dei naufraghi nel mediterraneo, i discorsi da campagna elettorale perpetua dei leader di mezzo mondo.

Se stessi scrivendo un racconto su tutto questo ne farei il dialogo tra Tony Stark e Thanos deciso a chiudere l'esperimento Terra con il Coronavirus.

Le scena finale, ovviamente, vede Thanos bere il caffè mentre pensa a chi far ripopolare la Terra.

venerdì 5 giugno 2020

Immuni?!?

Ok, prendete la vostra tazza di caffè ed ascoltate il mio sfogo quotidiano.

Sono un medico (lo so, è cosa nota) oltre a questo sono profondamente convinto che da quando esistono i social e gli smartphone la mia privacy non esiste più e tutti possono sapere chi sono i miei amici, quali sono le mie preferenze in fatto di acquisti viaggi, sesso, letture, gastronomia, enologia, spettacolo e chi più ne ha più ne metta.

Partendo da queste premesse ho provato a scaricare Immuni (la App sulla quale si narra ci siano state settimane di brainstorming che nemmeno a Silicon Valley per Windows 3.1!).

Dopo novanta minuti di tentativi e aggiornamenti di sistema android, google play services, controlli della versione bluetooth e tanti altri settaggi che sembravano la check list del lancio del Crew Dragon mi sono dovuto arrendere, non riesco nemmeno a visualizzarla su Play Store.

E sapete perché?

Perché ho un Huawei di fascia media.

Verrebbe spontaneo prendersela con i programmatori accusandoli di non rendersi conto che non tutti possiamo o (o vogliamo) spendere almeno 400 euro per uno smartphone ma che sarebbe stato utile per questa App raggiungere facilmente la maggior parte della popolazione.

E invece dobbiamo fermarci a riflettere.

Qualche anno fa ho seguito l'implementazione di un programma di archiviazione dati sanitari. Durante le riunioni, alle volte, venivano richiesti aggiustamenti del programma, possibilità di interazione con altre piattaforme, e la risposta del responsabile regionale di turno era: “Non penso sia possibile perché gli informatici per questo vogliono dai tremila ai cinquemila euro.”

Trascorsero almeno quattro riunioni così poi, in altra occasione, ebbi modo di conoscere uno di questi informatici e, tra il serio e il faceto, gli chiesi perché fossero così esosi nelle richieste di modifica del programma.

Risposta: “Veramente noi avevamo proposto il pacchetto completo a ventimila euro, ma loro hanno scelto la versione leggera da diecimila.”

Seguì quel classico sguardo italiano che sottintende l'inguattamento degli altri diecimila da parte del committente per “scopi diversi e misteriosi”.

Cosa aggiungere? Solo la definizione di questo termine preso direttamente dalla Treccani online.

Peracottaro (non com. peracottàio) s. m. (f. -a) [der. Di pera cotta]. – Venditore di pere cotte. Nell’uso pop. Roman., fare una figura da peracottaro, fare una figura meschina, o da persona incapace.

mercoledì 3 giugno 2020

Boccone indigesto


Sono stato per due intere serate appostato davanti al televisore per assistere al lancio della Dragon Crew, fantasticando sul successo della missione finanziata da Elon Musk (il Tony Stark dell'Universo Vero) sul ritorno alle stelle, la base lunare, la missione su Marte.

Mi è addirittura tornato in mente l'odore di gomma che avevano i pupazzetti (adesso diremmo action figures) del “Maggiore Matt Mason Astronauta” distribuiti dalla Baravelli e con i quali giocavo fino allo sfinimento.

Ma allora ero un bambino, e la sera dell'allunaggio uscii a guardare la Luna perché ero convinto che avrei visto il modulo atterrare.

Ora ho assistito all'incensamento di Trump da parte della NASA e di Musk durante tutta la diretta.

E il sogno si è sgretolato minuto dopo minuto.

Per carità, la parte tecnica e scientifica è affascinante, perfino le nuove tute sono molto cinematografiche.

Ma quello che per un bambino aveva la leggerezza di un aerostato multicolore che fluttuava nei sogni di esplorazione spaziale, è stato zavorrato dalla realtà lasciandomi letteralmente un peso sullo stomaco.

Non andrò a documentarmi per vedere quanto possa essere stata simile la situazione degli USA in quel fatidico 20 Luglio 1969.

Almeno i sogni di quel bambino non voglio distruggerli.

Chissà se un caffè mi aiuta a digerire il boccone.