Ci sono due canzoni che mi fanno pensare agli anziani di casa nostra rispetto a tante altre: quella di Baglioni (I Vecchi) e Nei Giardini che Nessuno Sa di Renato Zero.
Mi fanno pensare che nella mia vita ho sempre avuto "Un vecchio" in casa da assistere, e per me la famiglia è sempre stata composta da bambini, adulti e vecchi alle volte malati, poi malati per sempre e poi morti sul loro letto.
E' così anche adesso che abbiamo in casa mia suocera con una sindrome mista Alzheimer - Parkinson che, insieme a mia moglie ed una badante diurna, assistiamo accompagnandola nell'inevitabile decorso della sua malattia.
Questa presenza, per me, può causare preoccupazioni mediche nell'assistenza, ma è comunque una presenza di famiglia, con un rapporto strano e specifico, ma che porta sempre qualcosa al nostro stare insieme creando occasioni per condividere.
Penso anche che ormai questa modalità di assistenza degli anziani si sta perdendo, e penso anche alla Svezia dove è stato istituto addirittura un ministero per rintracciare i parenti degli anziani che muoiono da soli.
Chissà, mi chiedo alla soglia dei sessant'anni, cosa sarà della mia vecchiaia.
E, cinicamente, non m'aspetto nulla di buono.
Bah... stamattina è così, vado a bere il caffè.
mercoledì 29 aprile 2020
lunedì 27 aprile 2020
Luoghi
Eccolo qua:
https://sdiario.com/il-castello-del-ritorno-di-giuseppe-demilio-pelagio-dafro-4/
Una parte di me/scrittore multiplo ha pubblicato un racconto.
Dopo averlo letto ho cercato di ripensare se e quando ho mai provato la sensazione di appartenenza ad un luogo.
E devo ammettere che questo, per me, non è mai accaduto con un luogo geografico.
Le radici pescano in una infanzia e adolescenza vissute seguendo i miei genitori che venivano trasferiti, a causa dei loro lavori, in giro per l'Italia spingendomi a non avere una fissa dimora e nemmeno una cerchia di amici di infanzia.
Non compatitemi, ho vissuto bene lo stesso.
Insomma, posso sentirmi a casa dovunque e in nessun luogo.
Tuttavia ci sono luoghi nascosti nei libri dove, dopo poche righe, sento di appartenere e poter riposare.
E tra tutti i libri c'è anche un fumetto.
Quello per il quale litigai a scuola con i compagni che lo disprezzavano perché, dicevano, era difficile, con troppe parole, disegni brutti e colori strani quali il rosa e l'arancione con una strana storia di marinai della prima guerra mondiale nelle isole del Pacifico.
Lo pubblicava il Corriere dei Piccoli e il suo titolo era: Una Ballata del Mare Salato.
Una cotta che non mi è mai passata.
https://sdiario.com/il-castello-del-ritorno-di-giuseppe-demilio-pelagio-dafro-4/
Una parte di me/scrittore multiplo ha pubblicato un racconto.
Dopo averlo letto ho cercato di ripensare se e quando ho mai provato la sensazione di appartenenza ad un luogo.
E devo ammettere che questo, per me, non è mai accaduto con un luogo geografico.
Le radici pescano in una infanzia e adolescenza vissute seguendo i miei genitori che venivano trasferiti, a causa dei loro lavori, in giro per l'Italia spingendomi a non avere una fissa dimora e nemmeno una cerchia di amici di infanzia.
Non compatitemi, ho vissuto bene lo stesso.
Insomma, posso sentirmi a casa dovunque e in nessun luogo.
Tuttavia ci sono luoghi nascosti nei libri dove, dopo poche righe, sento di appartenere e poter riposare.
E tra tutti i libri c'è anche un fumetto.
Quello per il quale litigai a scuola con i compagni che lo disprezzavano perché, dicevano, era difficile, con troppe parole, disegni brutti e colori strani quali il rosa e l'arancione con una strana storia di marinai della prima guerra mondiale nelle isole del Pacifico.
Lo pubblicava il Corriere dei Piccoli e il suo titolo era: Una Ballata del Mare Salato.
Una cotta che non mi è mai passata.
sabato 25 aprile 2020
Porco per sempre
Partiamo dalla osservazione rivolta da Vittorio Foa, senatore socialista, partigiano del Partito d’Azione e rappresentante del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) a Giorgio Pisanò, fascista, anche lui eletto al Senato della Repubblica dopo la Liberazione.
« Abbiamo vinto noi e sei diventato senatore; se aveste vinto voi io sarei morto o in galera »
La festa che ricorre oggi per noi italiani non è una festa di pace e fratellanza universale.
E' la festa di chi è riuscito a scrollarsi di dosso un regime dittatoriale e quindi limitatore della libertà anche di opinione e pensiero.
Un regime che intrallazzava con i faccendieri del proprio colore politico, che corrompeva e si lasciava corrompere (e questo non è un sentito dire, i miei due nonni: Giovanni ed Arturo, per essere stati antifascisti, dopo la prima guerra mondiale si fecero anche la seconda, e non hanno mai smesso di raccontare cosa fosse vivere nel "ventennio").
Un regime costituito da tutti quegli italiani che il 28 aprile del 1945, miracolosamente, tolsero la camicia nera e si mimetizzarono nell'Italia libera dove hanno sempre vissuto una vita normale grazie alla democrazia che aveva vinto, come ricordava Foa.
Italiani che hanno avuto la possibilità di coltivare le proprie idee, mascherandole da altro perché (ricordiamo anche questo) l'apologia del fascismo, nell'ordinamento giuridico italiano, è un reato previsto dall'art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.
E ora stanno risbucando fuori, desiderosi di convincere un popolo in crisi che ha sempre subito la fascinazione dell'Uomo Forte, usando mezzi nuovi, come i social, per infondere la paura dell'altro di cui si nutrono, fingendosi simpatici bonaccioni lanciando slogan ai quali non corrisponde alcuna sostanza, andando a caccia del nemico, non appena hanno un briciolo di autorità, suonando al citofono come fossero bulli da scuola elementare, pensando di poter usare lo stato e i suoi organi per puro sfizio personale e sottraendosi ai doveri di governo per gettare solo fumo negli occhi agli elettori senza riuscire nemmeno a ipotizzare soluzioni per uno solo dei problemi della nostra nazione capaci solo di essere "contro" e mai "pro".
Lo so che l'attuale governo, e parecchi di quelli che li hanno preceduti, non di destra, hanno portato l'Italia dov'è adesso, perché la corruzione, l'intrallazzo e la voglia di personalismo dei politici pare connaturata nella nostra cultura.
Lo so che anche poter scrivere un post del genere,forse, è solo una presa per il culo, perché non serve a nulla in concreto, e tutto andrà avanti come sempre.
Ma posso essere libero di farlo e per me (così come esprimere un voto) questo diritto odora del sangue e del sudore dei miei nonni che hanno combattuto due vere guerre (non una menata di guerra antivirus da divano) in trincea e "cagandosi sotto" come dicevano sempre.
E non mi interessa se "quando c'era Lui i treni arrivavano in orario" bella consolazione, specialmente per quelli che trasportavano gli ebrei nei campi di concentramento!
Quindi stamattina il mio caffè lo dedico a quanti hanno pagato col sangue il nostro diritto ad essere liberi, e, se potessi lo offrirei a tutti quelli che la pensano come me che sono orgogliosamente Porco.
Perché dovete sapere che la quarantena ha incentivato il mio sovrappeso donandomi un aspetto da porcello di cui proprio oggi sono orgoglioso, perché la frase che voglio ribadire oggi soprattutto perché inizia a diventare "pericolosa" è questa:
P.S. Se vi va, guardate o riguardate il film di Miyazaki Porco Rosso.
« Abbiamo vinto noi e sei diventato senatore; se aveste vinto voi io sarei morto o in galera »
La festa che ricorre oggi per noi italiani non è una festa di pace e fratellanza universale.
E' la festa di chi è riuscito a scrollarsi di dosso un regime dittatoriale e quindi limitatore della libertà anche di opinione e pensiero.
Un regime che intrallazzava con i faccendieri del proprio colore politico, che corrompeva e si lasciava corrompere (e questo non è un sentito dire, i miei due nonni: Giovanni ed Arturo, per essere stati antifascisti, dopo la prima guerra mondiale si fecero anche la seconda, e non hanno mai smesso di raccontare cosa fosse vivere nel "ventennio").
Un regime costituito da tutti quegli italiani che il 28 aprile del 1945, miracolosamente, tolsero la camicia nera e si mimetizzarono nell'Italia libera dove hanno sempre vissuto una vita normale grazie alla democrazia che aveva vinto, come ricordava Foa.
Italiani che hanno avuto la possibilità di coltivare le proprie idee, mascherandole da altro perché (ricordiamo anche questo) l'apologia del fascismo, nell'ordinamento giuridico italiano, è un reato previsto dall'art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.
E ora stanno risbucando fuori, desiderosi di convincere un popolo in crisi che ha sempre subito la fascinazione dell'Uomo Forte, usando mezzi nuovi, come i social, per infondere la paura dell'altro di cui si nutrono, fingendosi simpatici bonaccioni lanciando slogan ai quali non corrisponde alcuna sostanza, andando a caccia del nemico, non appena hanno un briciolo di autorità, suonando al citofono come fossero bulli da scuola elementare, pensando di poter usare lo stato e i suoi organi per puro sfizio personale e sottraendosi ai doveri di governo per gettare solo fumo negli occhi agli elettori senza riuscire nemmeno a ipotizzare soluzioni per uno solo dei problemi della nostra nazione capaci solo di essere "contro" e mai "pro".
Lo so che l'attuale governo, e parecchi di quelli che li hanno preceduti, non di destra, hanno portato l'Italia dov'è adesso, perché la corruzione, l'intrallazzo e la voglia di personalismo dei politici pare connaturata nella nostra cultura.
Lo so che anche poter scrivere un post del genere,forse, è solo una presa per il culo, perché non serve a nulla in concreto, e tutto andrà avanti come sempre.
Ma posso essere libero di farlo e per me (così come esprimere un voto) questo diritto odora del sangue e del sudore dei miei nonni che hanno combattuto due vere guerre (non una menata di guerra antivirus da divano) in trincea e "cagandosi sotto" come dicevano sempre.
E non mi interessa se "quando c'era Lui i treni arrivavano in orario" bella consolazione, specialmente per quelli che trasportavano gli ebrei nei campi di concentramento!
Quindi stamattina il mio caffè lo dedico a quanti hanno pagato col sangue il nostro diritto ad essere liberi, e, se potessi lo offrirei a tutti quelli che la pensano come me che sono orgogliosamente Porco.
Perché dovete sapere che la quarantena ha incentivato il mio sovrappeso donandomi un aspetto da porcello di cui proprio oggi sono orgoglioso, perché la frase che voglio ribadire oggi soprattutto perché inizia a diventare "pericolosa" è questa:
P.S. Se vi va, guardate o riguardate il film di Miyazaki Porco Rosso.
venerdì 24 aprile 2020
Campo minato
C'è una riflessione che mi rode dentro e riguarda le donne (evitiamo le solite battute, per favore).
Mi riferisco ad un atteggiamento ancora oggi molto diffuso da parte delle donne italiane nell'ambito lavorativo (nello specifico in sanità): farsi strada a colpi di favori sessuali.
Calmi!
Mi spiego meglio.
Prendo in considerazione medici e infermiere che hanno fatto carriera non (solo) perché valenti professioniste, ma anche per essere diventate amanti di politici, direttori di reparto, cattedratici universitari.
E si trovano molto bene in questo ruolo.
Lo so, non tutte fanno così. Lo so, la colpa è della “fallocrazia” del sistema lavoro.
Però, ripeto, ne conosco diverse (a memoria almeno dodici) che sono ben contente di quello che hanno e di come l'hanno ottenuto soprattutto prevaricando le altre colleghe grazie a gonne corte, décolleté e sbattimento di ciglia.
Allora rifletto: in questo mondo post #metoo io mi aspetterei che donne alle quali venga fatta una proposta del genere siano libere di sputtanare il proponente o addirittura l'intero ambiente se è “quello che ti spinge a farlo.”
Perché, vedete, queste sono poi le donne che quando altre donne vengono molestate e/o aggredite (nel vero senso della parola) sul luogo di lavoro voltano il viso dall'altra parte e, se possono, scoraggiano la vittima a reagire prendere provvedimenti (e anche questo l'ho vissuto).
E questo mi fa bellamente incazzare.
Forse ho preso troppi caffè.
Mi riferisco ad un atteggiamento ancora oggi molto diffuso da parte delle donne italiane nell'ambito lavorativo (nello specifico in sanità): farsi strada a colpi di favori sessuali.
Calmi!
Mi spiego meglio.
Prendo in considerazione medici e infermiere che hanno fatto carriera non (solo) perché valenti professioniste, ma anche per essere diventate amanti di politici, direttori di reparto, cattedratici universitari.
E si trovano molto bene in questo ruolo.
Lo so, non tutte fanno così. Lo so, la colpa è della “fallocrazia” del sistema lavoro.
Però, ripeto, ne conosco diverse (a memoria almeno dodici) che sono ben contente di quello che hanno e di come l'hanno ottenuto soprattutto prevaricando le altre colleghe grazie a gonne corte, décolleté e sbattimento di ciglia.
Allora rifletto: in questo mondo post #metoo io mi aspetterei che donne alle quali venga fatta una proposta del genere siano libere di sputtanare il proponente o addirittura l'intero ambiente se è “quello che ti spinge a farlo.”
Perché, vedete, queste sono poi le donne che quando altre donne vengono molestate e/o aggredite (nel vero senso della parola) sul luogo di lavoro voltano il viso dall'altra parte e, se possono, scoraggiano la vittima a reagire prendere provvedimenti (e anche questo l'ho vissuto).
E questo mi fa bellamente incazzare.
Forse ho preso troppi caffè.
mercoledì 22 aprile 2020
Consigli di lettura
Qualche giorno fa ho ricevuto una mail pubblicitaria da laFeltrinelli, oggetto: I libri da leggere almeno una volta nella vita.
Mi sono divertito a scorrerla per vedere quanti ne avessi letto e mi sono imbattuto nella sezione Libri per Giovani Lettori dove due titoli mi sono balzati all'occhio: Il Giovane Holden e Moby Dick.
Complimenti vivissimi ai giovani lettori contemporanei, perché quando questo dinosauro quasi sessantenne aveva la loro età forse nei libri consigliati c'era appena Moby Dick (e in versione facilitata).
Quanti anni avranno i giovani lettori della Feltrinelli?
Che tipi sono?
La mia curiosità è tanta.
Vedete, si può dire che io, tutt'ora non sia mai sceso dalla tolda del Pequod e nemmeno dai taxi newyorkesi di Holden.
Sono libri che di tanto in tanto riprendo e apro a caso trovando sempre un motivo di riflessione.
I flussi di coscienza di Salinger e i capitoli di erudizione di Melville, non so perché, nella mia vecchia mente bacata non si adattano tout court ad un giovane lettore di oggi.
Capisco che la mail deve essere centrata sul catalogo dell'editore e ci sono altri titoli forse più appetibili, però la perplessità resta.
Nel mio mondo perfetto mi piacerebbe poter chiacchierare con un figlio o nipote di questi libri, ma nella mia realtà cinica, mi sa, le probabilità sono scarse.
Mi auguro di essere sbugiardato malamente.
In attesa, bevo il secondo caffè della mattinata.
lunedì 20 aprile 2020
Pesci Rossi
Coronavirus?
Confusionevirus!?
A me pare che l'unico vero effetto di questa pandemia sia la confusione.
Non so voi, ma nella mia testa faccio una fatica costante a mantenere una rotta ferma che possa condurmi con residui brandelli di sanità mentale alla lontana fine del tunnel di questa quarantena.
Intorno succede di tutto, tutti sono diventati esperti di virologia, epidemiologia, gestione finanziaria, politica internazionale, politica economica, e, perché no, di terapia medica e ricerca farmacologica.
Oltre a questo pare che la quarantena / pandemia abbia indotto una mutazione sui circuiti mnemonici umani, ora ci ritroviamo con la memoria dei pesci rossi.
Anche se non del tutto scientificamente appurato, però pare che i pesci rossi continuino a girare nelle loro bocce di vetro perché dimenticano di aver già girato.
Normalmente ci si scherza su dicendo che nella prima metà del giro i pesci rossi pensano “Che bella questa nuova boccia” nella seconda metà “Che palle 'sta boccia” per poi tornare a pensare “Che bella questa nuova boccia”.
Noi abbiamo attraversato una prima fase: “Tranquilli è solo un influenza” poi siamo andati al “Non voglio morire resto a casa!” ed ora che la situazione sta migliorando grazie alla quarantena siamo tornati al “L'avevo detto che è solo un influenza.”
Mancano voci scientifiche davvero autorevoli che possano elevarsi sulla confusione e dare direttive precise, mancano dati precisi perché in questa che viene definita la società globalizzata percorsa da ininterrotti flussi di dati, beh, i dati fanno schifo, sono inconcludenti e non significativi.
Mettiamoci pure che nel frattempo Cina, USA e Russia giocano a chi ce l'ha più grosso e si accusano a vicenda di aver provocato la pandemia e capirete quanto è forte la voglia di ritirarmi in un silenzio claustrale rotto solo dal rumore del caffè che scende nella tazzina.
Mah...
Confusionevirus!?
A me pare che l'unico vero effetto di questa pandemia sia la confusione.
Non so voi, ma nella mia testa faccio una fatica costante a mantenere una rotta ferma che possa condurmi con residui brandelli di sanità mentale alla lontana fine del tunnel di questa quarantena.
Intorno succede di tutto, tutti sono diventati esperti di virologia, epidemiologia, gestione finanziaria, politica internazionale, politica economica, e, perché no, di terapia medica e ricerca farmacologica.
Oltre a questo pare che la quarantena / pandemia abbia indotto una mutazione sui circuiti mnemonici umani, ora ci ritroviamo con la memoria dei pesci rossi.
Anche se non del tutto scientificamente appurato, però pare che i pesci rossi continuino a girare nelle loro bocce di vetro perché dimenticano di aver già girato.
Normalmente ci si scherza su dicendo che nella prima metà del giro i pesci rossi pensano “Che bella questa nuova boccia” nella seconda metà “Che palle 'sta boccia” per poi tornare a pensare “Che bella questa nuova boccia”.
Noi abbiamo attraversato una prima fase: “Tranquilli è solo un influenza” poi siamo andati al “Non voglio morire resto a casa!” ed ora che la situazione sta migliorando grazie alla quarantena siamo tornati al “L'avevo detto che è solo un influenza.”
Mancano voci scientifiche davvero autorevoli che possano elevarsi sulla confusione e dare direttive precise, mancano dati precisi perché in questa che viene definita la società globalizzata percorsa da ininterrotti flussi di dati, beh, i dati fanno schifo, sono inconcludenti e non significativi.
Mettiamoci pure che nel frattempo Cina, USA e Russia giocano a chi ce l'ha più grosso e si accusano a vicenda di aver provocato la pandemia e capirete quanto è forte la voglia di ritirarmi in un silenzio claustrale rotto solo dal rumore del caffè che scende nella tazzina.
Mah...
sabato 18 aprile 2020
Uguali?
No, non siamo tutti uguali nemmeno davanti al Coronavirus, penso che ormai sia chiaro.
E dunque in un rigurgito di napoletanità nativa mi torna in mente l'unico vero esempio di uguaglianza, che copioincollo qui sotto.
Oggi va così.
Se potete, proseguite nella lettura sorseggiando un caffè.
E dunque in un rigurgito di napoletanità nativa mi torna in mente l'unico vero esempio di uguaglianza, che copioincollo qui sotto.
Oggi va così.
Se potete, proseguite nella lettura sorseggiando un caffè.
A' Livella (A. De Curtis)
Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del 31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo...calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, si, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"
"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé... piglia sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi, ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie ... appartenimmo à morte!"
Se vi serve la traduzione la trovate qui:
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