martedì 28 luglio 2020

Cucuzza Stanca

Ci siamo.
Anche quest'anno sono arrivato al momento in cui mi sento stanco come una cucuzza. Sarà colpa del caldo, del lavoro, di quello che volete voi, ma anche quest'anno ci sono.
E' quel momento in cui tutto sembra più difficile e faticoso, e si sopportano meno anche le notizie che circolano tra i siti e i social. Mi assale la nausea per la specchiata onestà di Fontana (mentre nelle orecchie sento tutte le frasi di amici e parenti di persone che vivono in lombardia che mi raccontano dello stato di emergenza, della paura, e della situazione ancora adesso molto incerta) e sono sicuro che se la caverà come sempre, per il silenzio che sta calando sulla caserma "Gomorra" in quel di Piacenza, e per le cazzate dette ad un convegno di "negazionisti" tenuto al Senato (organizzato da quel gran genio di Sgarbi) dalla viva voce del Maestro Andrea Bocelli.
A momenti mi commuovevo durante il suo concerto per le vittime del Coronavirus, ora invece riguardandolo non posso non pensare che in quel frangente stesse esibendosi solo per se stesso, per dimostrare al mondo di essere IL tenore, pensando magari al cachet che avrebbe preso ed al ritorno di immagine che ne avrebbe guadagnato, fottendosene, quindi, di quanti morivano lontani dai parenti e venivano caricati sui camion dell'esercito.
Beh, questa cucuzza stanca ha realizzato che l'idiozia non riconosce differenze di razza, sesso ed handicap: Quando sei un coglione sei un coglione e basta.
E poi, detto da un pucciniano, la fortuna del buon Andrea è stata la morte di Pavarotti, altrimenti sarebbe sempre stato il secondo in classifica.
Che volete farci, sono riflessioni da cucuzza stanca.
Forza, un caffè e si riparte!


venerdì 17 luglio 2020

Oca Giuliva

“Ma come, non avete fatto niente per tre mesi e prendete le ferie ad Agosto?”

L' ha detto l'accompagnatrice / oca giuliva di una paziente questa mattina.

Ovviamente la suddetta accompagnatrice (che è familiare di un Coronavirus 19 positivo ora negativizzato) era in giro senza mascherina “perché in famiglia a me non mi ha attaccato” e ovviamente a detta sua “non è poi una cosa così grave, è arrivata l'estate, ed è passato tutto.”

Ho cercato di adoperare la resilienza, ma poi le ho spiegato con molta poca gentilezza che noi tutti abbiamo lavorato durante i mesi scorsi, le ho poi chiesto che lavoro fa (casalinga) e quanto ha risentito del lockdown (per niente, ha un grosso cane ed è sempre uscita quattro volte al giorno).

Ho commentato: “E' per gente con la sua mentalità che sono morti circa centocinquanta colleghi, quante vite sprecate!”

domenica 12 luglio 2020

Non è colpa di nessuno

Ogni tanto, a Napoli, sparano a un ragazzo più o meno maggiorenne. 
Antimo Giarnieri, l'ultima vittima, aveva diciotto anni ed era incensurato.
Notizie come queste passano ormai quasi inosservate, e sotto sotto, anche giustificate con una vago senso di "se l'è sicuramente cercata".
D'accordo, allora provate, per favore, a dare un occhiata al suo profilo Facebook (che ho sbirciato grazie ad un collega, perché su FB io non ci sono) e scoprirete la rabbia di questo adolescente per l'incarcerazione del fratello, l'odio verso gli infami, e una buona base di “gomorrità”.
Dunque se l'è cercata, vero? Cosa volete che faccia uno così se non mettersi nei guai?
Perché non è colpa di nessuno se "una mente debole" si fa traviare da ideali di vita perversi? Non è colpa di nessuno se non gli è stato fatto passare il messaggio che  di qualsiasi sesso, orientamento sessuale, provenienza sociale o colore della pelle si sia, nessuno ha il diritto di usare la violenza su un altro essere umano per prevaricarlo.
E allora forse è una colpa generica, la fantastica colpa della "società", che non possiede mezzi né operatori per poter intervenire, a cui segue tutto quel cumulo di lamentazioni social-chic che annebbiano la coscienza e ci lasciano liberi di poter seguire sulla pay tv la prossima stagione di Gomorra.
Noi, bravi e dotati di un senso critico che ci permette di seguire le vicende dei personaggi come fossero quelli delle tragedie greche ma di non aspirare ad una vita di violenza e organizzazioni criminali.
Noi che viviamo nelle stesse città dove ragazzi giovani e arrabbiati, che vivono di diseguaglianza sociale, invece, si lasciano imbibire da questi esempi senza aver alcun modo di criticarli perché, anche senza violenza, quelli che vanno avanti sono comunque i più "figli di puttana".
Non è certo colpa di Roberto Saviano che ha dichiarato al Mattino di Napoli: “L’artista è responsabile di ciò che racconta, nessun dubbio su questo: la funzione pedagogica dell’arte può esistere, ma questa pedagogia non segue un meccanismo così semplicistico, non è che se io racconto di un killer, chi legge uccide, o se io, al contrario, racconto di Francesco d’Assisi, chi legge diventa santo. In questo caso sarebbe semplice: facciamo così tante serie tv in Italia di una bontà banale e scontata che avremmo un paese di buoni, simpatici e onesti”.
Non è certo colpa di Salvatore Esposito (Genny Savastano) che ha scritto su FB: “I nostri personaggi meritano di morire, TUTTI , ma vi prego esaltate l’esempio POSITIVO ed il talento di Attori/Artisti NAPOLETANI del calibro di Marco d’Amore, Cristina Donadio, Mariapia Calzone, Fortunato Cerlino e di tanti altri che hanno preso parte a #Gomorralaserie. Grazie di cuore !!!”
E non è nemmeno colpa di Marco d'Amore che interrogato in merito ha detto che allora anche i film di Scorsese sui Bravi Ragazzi Mafiosi andrebbero banditi dal cinema americano. 
Insomma se ogni tanto, a Napoli, sparano a un ragazzo più o meno maggiorenne  non è colpa di nessuno. 

giovedì 9 luglio 2020

In bilico

Quanto grande può essere il potere del condizionamento?
E in quanti modi questo condizionamento agisce sulle nostre vite?
Hmmm, mi sono svegliato filosofico?
Se guardo alla mia vita, non è che ci siano state chissà quali disgrazie, anzi, non posso proprio lamentarmi.
Eppure ci sono momenti in cui la mia parte irrazionale, il mio inconscio, chiamatela come volete, inizia a dirigermi in modi che non vorrei.
E lo fa con un retrogusto subdolo di senso di colpa.
Come se ad ogni momento bello della mia vita dovesse corrispondere uno brutto, come nel simbolo bianco e nero di Yin e Yang.
La sensazione di inquietudine è fastidiosa, e talvolta mi impedisce di godere del momento presente, come se, per prepararmi al peggio, non volessi autorizzarmi a godere il buono che c'è.
Sono quasi sicuro che tutto questo sia legato all'aver dovuto sempre lavorare a testa bassa per raggiungere dei risultati, senza che nessuno abbia mai facilitato il mio cammino.
Beh, c'è soddisfazione (come si dice: “non devo dire grazie a nessuno”) eppure continuando a vivere in questa società italiana non posso che essere invidioso di tutti quelli che al momento giusto hanno avuto un aiutino (raccomandazione, soldi, ecc...) che gli ha alleggerito il compito.
Per quanto mi riguarda la mia bella vita io l'ho sempre vissuta così: in bilico.

martedì 7 luglio 2020

Ennio Morricone

A circa mezz'ora dall'inizio di C'Era Una Volta Il West (film di Sergio Leone) Claudia Cardinale, appena arrivata alla stazione, dove nessuno sembra sia venuta a prenderla, alza gli occhi per controllare l'ora. I rumori di sottofondo tacciono insieme alla musichetta di banjo presente fino ad un attimo prima per dare spazio alle note del clavicembalo. Lei prende la decisione di uscire dalla stazione, la camera la segue con un carrello all'indietro, poi inquadra attraverso la finestra la scena (di cui non ascoltiamo il dialogo) del breve colloquio con il capostazione (in sottofondo il crescendo degli archi) infine il capostazione le apre la porta e lei esce verso il paese, la camera corre in alto lungo la parete della stazione per scoprire la panoramica del villaggio e la musica esplode riempiendo il cielo di archi e voce solista.

C'è una sottile malinconia in questa musica, quella dell'addio al West che sta finendo la sua epopea, e per me è impossibile non commuovermi, e non ora che mi sto rammollendo con l'età, ma già dal 1968 quando mio padre mi portò a vedere il film al cinema a soli sette anni.

Mi accade ogni volta.

Ed è quel tipo di commozione che ti fa sentire quanto è bella la vita se puoi godere di momenti così.

Grazie, Maestro Ennio Morricone.

domenica 5 luglio 2020

Perdono

Perdono è un termine derivato dal latino condono, dove al suffisso "con" è stato sostituito "per" nell'accezione di "donare tutto".
Perdonare qualcuno, per davvero, è uno dei moti interiori più difficili che un essere umano possa vivere.
Quando ci mettiamo davanti al perdono, di solito, è come dire che la persona da perdonare ha un debito nei nostri confronti, che noi, magnanimamente, condoniamo
Ma il perdono prevede anche il colpo di spugna sul passato mentre invece spesso la frase è "perdono questa persona ma non dimentico... per me è come morta" che non è per niente perdono.
Un perdono vero dovrebbe riportare equilibrio innanzitutto in noi stessi, perché finché manteniamo rabbia, rivalsa, desiderio di vendetta, viviamo nel disequilibrio e tendiamo ad essere meno sereni nei rapporti anche con le persone che amiamo.
Se poi cambiamo accento, da perdòno si finisce a pèrdono.
Due persone coinvolte in questo termine pérdono entrambe. Si perde un rapporto, si perde fiducia e stima per chi ha tradito, ma, soprattutto, si perde quel ruolo che entrambi avevano sempre avuto nel rapporto, scoprendo addirittura che più che un ruolo si trattava di una recita, dunque non una persona, ma un personaggio.
Insomma, un vero perdono richiede sofferenza, perché bisogna asportare una cicatrice infetta e far guarire il tessuto sottostante con medicazioni quotidiane, e senza anestesia.
Gia...
Beh, sapete?  Quello che proprio non posso perdonare è qualcuno che non sa fare un buon caffè.

venerdì 3 luglio 2020

5 euro

Sono stanco e scoraggiato.

Avete mai avuto l'impressione di cercare di svuotare il mare con un cucchiaino?

E' così che mi sento.

In trent'anni di lavoro mi sono sempre confrontato con i giovani, sin dal primo momento sono stato quello che andava alle scuole superiori per parlare di sessualità in tutte le sue sfaccettature.

Non vi dico come sono stato guardato i primi anni dai genitori di questi ragazzi e dai loro professori.

Negli anni abbiamo imparato a collaborare, ci siamo offerti di aiutarli, li abbiamo informati ogni volta che abbiamo potuto su come evitare gravidanze indesiderate.

Eppure sono ancora qui, con i loro casini, i test positivi, l'ecografia che fai girando il monitor per non far vedere l'embrione, la decisione su come interrompere (o dove interrompere visto che in Umbria la farmacologica è stata tarpata).

E la solita risposta: “Abbiamo pensato che una sola volta senza profilattico non poteva dirci sfiga!”

Ancora, e ancora, e ancora…

E io non capisco perché continuino a comportarsi così.

Sono adolescenti, è la risposta, cosa vuoi farci…

Lo so cosa e come sono, e sono qui ogni santo giorno per aiutarli ad evitare situazioni del genere, e soffro con loro quando vedo i loro visi costretti a prendere decisioni sofferte.

Potrebbero vivere sereni la loro sessualità, divertirsi e godere la vita, spendendo solo poco più di 5 euro per una scatola di profilattici, e invece..